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di Gianluca Perricone
Tratto da Giustizia Giusta il 29 luglio 2010

Adesso, che sia innegabile che un indagato non deve (o dovrebbe, se vogliamo lasciare, utilizzando il condizionale, uno spiraglio ai giustizialisti “a tutti i costi”) essere considerato colpevole a priori, è un concetto alla base non solo del garantismo (“patologia” dalla quale siamo innegabilmente affetti) ma semplicemente del vigente codice: lo spiega in modo straordinario Mauro Mellini in altra parte dell’odierno numero di questa testata.

Inoltre, diciamocelo fuori dai denti: una figura istituzionale che si rispetti dovrebbe “volare alto”, essere davvero super partes, superiore (al limite della noncuranza) anche nei confronti delle vicende che riguardano lo schieramento che in un determinato ruolo lo ha fatto assurgere.

Invece il Presidente della Camera Fini sembra, soprattutto in questi ultimi mesi (ricordate il “fuori onda” con il procuratore di Pescara, Trifuoggi?), essere più interessato alla guerra da combattere in casa propria che non all’incarico al quale è stato designato. Per carità, anche l’ex leader di AN può intervenire sulle questioni relative al PdL, sulle problematiche interne al partito, sul come la stessa creatura politica fondata dal Cavaliere (con l’innegabile apporto dell’ex delfino di Giorgio Almirante) deve essere governata, finanche sul chi deve farlo. E’ sufficiente, però, che lo stesso Fini scelga di ritornare alla politica, al partito, magari anche alle correnti, ma si dimetta dal ruolo che ricopre. Una carica, per giunta, istituzionale nel senso più stretto del termine e che, come tale, non dovrebbe nemmanco far pensare a chi lo riveste di andare oltre, di pensare (ad esempio) che un semplice indagato possa essere considerato colpevole di qualcosa prima del terzo grado di giudizio, tanto da farlo escludere anche dagli incarichi di partito. Altro che questione di opportunità… E ci mancherebbe pure che un giudice possa anche delineare con le sue decisioni gli assetti interni dei partiti!

Eppure il presidente Fini dovrebbe rammentare, ad esempio, Angelo D'Ottavio, sindaco di San Valentino in Abruzzo Citeriore, in provincia di Pescara, assessore provinciale, uomo di fiducia e capo della segreteria del vice presidente della Regione Abruzzo ed assessore regionale Alfredo Castiglione, finiano e coordinatore regionale di Generazione Italia in territorio abruzzese.

Nel mese di ottobre, D'Ottavio (che di GI è il coordinatore della provincia di Pescara) fu indagato dalla procura di Crotone per il reato di concussione. Secondo i magistrati calabresi, l'esponente del Pdl «sfruttando e abusando delle sue qualifiche» avrebbe fatto pressione affinché passasse il progetto della centrale Turbogas di Teramo della società Sithe Global Srl di Giuseppe D’Anna.

Poco ci interessano il merito e gli esiti di quella inchiesta, visto che la presunzione di innocenza praticata dalle nostre parti non soffre eccezioni, limiti o deroghe di sorta (a buon intenditor poche parole…). Applicando alla lettera il Fini-pensiero, però, ci sembra singolare che D’Ottavio non abbia ritenuto opportuno doversi dimettere nonostante la condizione di indagato per un reato tanto grave per chi ricopra incarichi pubblici. Non ci risulta che alcuno del PdL abbia messo in discussione, in questo caso, “l’opportunità di continuare a mantenere incarichi politici quando si è indagati”. D’altronde non è accaduto neppure quando finì nel mirino degli inquirenti lo stesso Italo Bocchino: anche in quel caso nessuno ipotizzò (come invece ha fatto Fini) che “evidentemente sulla legalità ci sono delle interferenze... ".

Adesso che Antonio Di Pietro ha invitato gli uomini del Presidente della Camera ad essere "conseguenti" e votare con il centrosinistra una mozione di sfiducia al governo, non ci resta che attendere gli sviluppi: questi, magari, sono capaci di votare contro il governo e poi sostenere che "dal partito non ci possono cacciare, non possono espellere Fini e noi non ce ne andremo” come ha fatto sapere l’altra sera proprio Bocchino.

Si attendono sviluppi e intanto diamo un’occhiata sul blog di Fabio Granata ospitato dal sito del Fatto Quotidiano.


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