di Angela Maria Cosentino*
Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 28 luglio 2010
Il 25 luglio del 1968 Paolo VI ha pubblicato l’enciclica Humanae vitae. Quest’anno l’anniversario non è stato ricordato, eppure sono presenti indicatori culturali e socioeconomici che, purtroppo, confermano l’attualità profetica di quell’enciclica incompresa.
Tra questi, recenti dati Istat che evidenziano, in Italia, il preoccupante aumento di separazioni e divorzi, causa di profonde sofferenze e fragilità per la società; l’inverno demografico, noto da tempo, ma non adeguatamente segnalato per le sue conseguenze negative, viene ora contemporaneamente indicato da economisti e demografi (nonché da Benedetto XVI, nell’enciclica Caritas in veritate) come il fattore principale della crisi economica; leggi contrarie alla verità sull’uomo, orientate ad equiparare la famiglia naturale con le unioni dello stesso sesso, anche con possibilità di adozione, oppure orientate a promuovere una cultura di morte che proclama l’aborto come nuovo presunto diritto anche per destinatari sempre più giovani, sono alcune delle nuove minacce all’autentico bene dell’uomo, presente e futuro.
Potrebbe sembrare un paradosso affermare che aver contrastato e poi ignorato il profondo messaggio dell’Humanae vitae abbia contribuito a scivolare sul piano inclinato delle fughe dalla Creazione, eppure, tutto è iniziati da lì. L’enciclica, che supera l’aspetto morale, infatti, richiama alla questione antropologica e invita a guardare alla Chiesa come Madre che accoglie e Maestra che guida e avverte l’umanità sui possibili rischi (cf. Humanae vitae, 17) di una tecnica applicata alla procreazione che si allontana dalla verità sull’uomo.
La separazione, prima con la contraccezione e poi con la fecondazione artificiale, della dimensione unitiva da quella procreativa dell’atto coniugale (naturalmente collegate per Creazione), sotto la spinta della c. d. rivoluzione sessuale che ha veicolato nuovi interessi economici e ideologici, ha prodotto effetti deleteri nella società, che dovrebbero richiamare ad un ripensamento sull’Humanae vitae e a valorizzare l’Educazione ad un’autentica Procreazione Responsabile (riferita alla fertilità e all’infertilità) che l’enciclica ha ispirato.
Tale Servizio, presente sul territorio nazionale come Confederazione Italiana Centri per la Regolazione Naturale della Fertilità ( www.confederazionemetodinatutali.it ) riunisce circa 1000 operatori qualificati che insegnano a giovani e a coppie i moderni Metodi Naturali (Billings e Sintotermici) per risalire, dagli indicatori biologici, ai significati più profondi dell’amore, della vita e del procreare umano. I Metodi Naturali non sono solo metodi diagnostici per conoscere l’andamento del ciclo, per ricercare, distanziare o evitare la gravidanza, ma anche e soprattutto uno stile di vita che rispetta la verità della persona e la grammatica dell’amore, amore umano, totale, fedele, fecondo (cf. Humanae vitae, 9).
Educare a questa proposta è possibile e conveniente, sotto il profilo socio-sanitario, antropologico ed etico. Le coppie che hanno seguito il graduale percorso formativo ne confermano l’efficacia, le ricadute positive per la loro crescita, come pure per l’ecologia umana e ambientale.
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*Angela Maria Cosentino è bioeticista, docente universitaria e autrice del volume Testimoni di speranza. Fertilità e infertilità: dai segni ai significati (Cantagalli, 2008), vincitore del premio Donna, Verità e Società, Scienza & Vita, Pontremoli 2009, “per aver mostrato il valore umano e sociale del talento naturale della femminilità”.