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di domenico Bonvegna
Pare che siamo alle battute finali per la cessione di Mario Balotelli al club inglese del Manchester City dell'ex interista Roberto Mancini.
Certo come tifoso non sono tanto entusiasta del trasferimento anche se non mi ha quasi mai entusiasmato come calciatore, soprattutto per il suo caratteraccio, al limite del bullismo. Però forse qualche anno lontano dal campionato italiano è probabile che gli faccia soltanto bene.
Sono d'accordo con quello che ha scritto sotto forma di lettera a Moratti, qualche settimana fa su Il Riformista, Antonio Polito. Lo mandi via non tanto per guadagnare i soldi ma per il bene del ragazzo.
"Due o tre anni di esilio tra le brume del nord ne faranno un uomo. Vedrà che effetti taumaturgici lasciare le coccole e il divismo di cui lo circonda Milano. Se lì lo beccano a buttar via la maglia, City o Utd che sia, lo fanno a pezzi. Se lo prendono a sparare con la scacciacani per strada, si fa una notte in gattabuia. Il ragazzo ne ha bisogno. Non c'è niente come Manchester (Nisida a parte) per la correzione di giovani virgulti". (Antonio Politi, Salvate Balotelli, mandatelo via, 17. 7. 2010 Il Riformista).
Sempre rivolto al presidente dell'Inter Massimo Moratti, Polito insiste: Non condanni per egoismo Balotelli alla stessa fine di Totti. All'età di Mario il Pupone non se ne andò, rimase al calduccio della sua famiglia e della sua gens come ogni buon bamboccione italiano, e sempre Pupone restò, per tutta la sua carriera, che si dipanò senza particolari acuti internazionali, ma in un tranquillo tran tran capitolino. Solo così Balotelli si potrà salvare e magari decidere in futuro se vorrà diventare un pallone d'oro o un pallone gonfiato. E conclude, sempre riferendosi al fuoriclasse romano, non vogliamo vederlo a fine carriera prendere a calci per rabbia il ventenne talento che lo sostituirà.