- Home
- Miradouro.it
- Ambiti
- Sezioni
- Argomenti
- Serie di articoli
- Contenuti speciali
- Links

Tratto da cronache di Liberal del 27 luglio 2010
Cambiare tutto per non cambiare nulla: il rischio che corre l'attuale progetto di riforma dell'Università è quello di evocare il motto gattopardiano.
Non voglio dire che è tutto da buttare o che il testo in discussione al Senato non introduca alcune significative novità: vi saranno dipartimenti più forti e facoltà più deboli, sarà diverso il ruolo dei Consigli di Amministrazione, sarà vantaggioso per gli Atenei federarsi, i concorsi per professore saranno nazionali, i rettori non saranno rieleggibili più di due volte, verrà incrementato il monte orario dei professori, ecc. Insomma, alcune proposte, esaminate singolarmente, sono, invero, apprezzabili e sembrano migliorare lo status quo, ma la questione è se l'idea di Università sottesa al progetto sia condivisibile.
È diffusa nella società e, a fortiori, nel mondo politico, la convinzione che i professori lavorino poco e male, che l'Accademia sia viziata da un assetto clientelare e che sia ingolfata da figli "d'arte" e che, comunque, l'insegnamento universitario costi troppo all'erario. Critiche che vengono abilmente diffuse sui mass-media da qualche solerte professore, scientificamente inattivo da anni. Rispetto a tali problemi, la soluzione prospettata dalla maggioranza parlamentare - e condivisa dalla minoranza - è quella di deprimere l'autonomia universitaria, accentrando i concorsi e intensificando i controlli statali. Discutibile l'analisi, errata la soluzione. Il problema non risiede nel numero di ore che i professori trascorrono in aule, spesso inospitali, di qualche Ateneo. Né il familismo è stato favorito o indotto dalla mancanza di controlli governativi. Il virus dell'Università è esattamente l'opposto: è la pretesa dirigistica che si cela in ogni intervento normativo. Ci si dimentica troppo spesso che l'Università è nata, qualche secolo fa, libera e ha un bisogno esistenziale di libertà. Ci si dimentica che diversamente dalla scuola, nell'Università vi è una virtuosa contiguità e circolarità tra la didattica e la ricerca e che quest'ultima, a sua volta, presuppone per definizione, la curiosità culturale e la libertà dell'indagine scientifica. Il pensiero o si muove libero o implode.
La cura, dunque, non può essere il controllo governativo o l'accentramento del potere, perché il primo può essere eluso o, ancor peggio, condizionato e il secondo rischia di favorire propri quei "baroni" che si vorrebbero combattere. Se veramente si intende evitare la proliferazione di Università inefficienti e il connesso moltiplicarsi di professori "per nascita", la strada non può che essere quella di favorire la concorrenza: si lascino giudicare gli Atenei dal mercato e lo Stato faccia un passo indietro, anzi "il" passo indietro. Piuttosto che entrare nella governance degli Atenei, stabilire quanto e come devono lavorare i professori universitari, regolare i concorsi o sperimentare criteri di valutazione governativa degli Atenei, si elimini il valore legale della laurea e si consenta alle Università di scegliere liberamente il proprio corpo docente e i propri ricercatori. Paradossalmente, proprio la cooptazione è il sistema più trasparente e responsabilizzante.
Nella stessa prospettiva si potrebbe abbandonare il sistema della contrattazione collettiva nazionale, affidando il rapporto di lavoro tra Atenei e docenti alla contrattazione individuale. Solo così si potrebbe favorire la competizione tra Atenei nell'accaparramento dei professori più bravi e si premierebbe l'impegno e il merito di questi ultimi, evitando un livellamento verso il basso. Sempre in un'ottica di liberalizzazione, si potrebbe altresì consentire agli Atenei di avvalersi dei propri professori per fornire servizi professionali a pagamento, in modo da attrarre risorse e rafforzare il rapporto tra l'Università e il mondo del lavoro. In altri termini e in conclusione, il tentativo di emendare i vizi del sistema universitario non può che passare attraverso una scelta autenticamente liberale, con una conseguente assunzione di responsabilità da parte dei professori. C'è un Ministro giovane: stracci tutto e abbia coraggio!