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di Francesco Sisci
Tratto da La Stampa del 26 luglio 2010
È stato ritardato e rinviato, ma alla fine sta per arrivare, in agosto o in autunno.
L’ottavo congresso della controversa associazione dei cattolici patriottici cinesi - probabilmente il maggiore ostacolo alla normalizzazione dei rapporti tra Santa Sede e Pechino - porterà una serie di cambiamenti nell’organizzazione che ha aiutato i cattolici nel cammino dai tempi di Mao a quelli di Hu Jintao. Il Vaticano ha forti obiezioni a certe pratiche della associazione patriottica che, secondo alcuni vescovi, interferisce con le attività religiose dei cattolici in Cina. Tuttavia non protesta contro l’esistenza dell’associazione in sé, considerandola un organo per l’amministrazione civile di attività non religiose della Chiesa. La Santa Sede aveva chiesto un rinvio del congresso, sostenendo che avrebbe dovuto tenersi dopo la normalizzazione dei rapporti e il ritorno di un nunzio apostolico a Pechino. Pechino in un primo momento aveva considerato il rinvio, ma poi ha messo da parte l’idea. Le relazioni non saranno normalizzate presto a causa della tregua diplomatica conclusa con Taiwan. L’isola, indipendente di fatto ma formalmente parte di un’unica Cina, è oggi governata dal presidente Ma Yingjiu, con cui Pechino sta facendo molti progressi. Normalizzare i rapporti tra Cina e Roma toglierebbe a Ma Yingjiu l’accreditamento della sua più importante sede diplomatica, e lo indebolirebbe davanti alla sua opinione pubblica, cosa che poi distruggerebbe la politica di Pechino con Taiwan. Inoltre, se il congresso dell’associazione fosse rinviato fino all’anno prossimo potrebbe entrare in collisione con i preparativi del delicato congresso del partito del 2012, che sembra destinato a segnare il pensionamento dell’attuale presidente Hu Jintao e a portare al potere la nuova leadership che governerà il paese per il decennio successivo. Ci sarebbe poi il paradosso legato al fatto che Hu si ritirerebbe nel 2012 senza ancora avere 70 anni, mentre Liu Bainian, a oltre 80 anni, sarebbe sempre alla guida dell’associazione patriottica. Il ritiro di Liu, attualmente vice presidente dell’associazione e suo «líder máximo», dovrebbe essere il maggiore cambiamento del prossimo congresso. Nato nel 1931, più o meno coetaneo del primate di Hong Kong, il cardinale Joseph Zen, Liu è una figura estremamente controversa del cattolicesimo cinese. È considerato da alcuni un traditore che ha schiacciato gli interessi della Chiesa a difesa di quelli del partito comunista. Altri però lo ritengono quasi un santo perché le sue caute manovre politiche hanno preservato la Chiesa cinese da dure persecuzioni religiose. Non è un mistero che la maggior parte della curia romana crede alla prima tesi e il suo pensionamento darebbe un sospiro di sollievo ai suoi avversari. Eppure lui si è impegnato per aprire al più presto il congresso dell’associazione, che non si occupa di questioni religiose - ha sottolineato - e per la promozione del suo protetto, Ma Yinglin, al delicato posto di presidente dell’associazione stessa. La promozione di Ma sarebbe irritante per Roma. Si tratta di uno degli ultimi vescovi illegittimi cinesi, cioè nominati da Pechino ma non riconosciuti da Roma. Pechino ha chiesto più volte la loro legittimazione, ma il Vaticano ha risposto che la legittimazione di un vescovo è questione personale e non può essere trattata all’ingrosso, legittimando più persone tutte insieme. Inoltre Roma potrebbe anche riconoscere Ma, però non gradirebbe vederlo a capo di un’organizzazione civile ma certo comunque influente sulla vita religiosa dei cattolici cinesi.
L’associazione poi è ancora delicata perché in qualche modo riguarda anche la conferenza dei vescovi, questa sì un organizzazione religiosa. I due corpi, l’associazione e la conferenza dei vescovi, sono in teoria distinti ma in passato ci sono state alcune sovrapposizioni. In alcune occasioni laici e suore sono stati chiamati per eleggere vescovi, ma il presidente della conferenza dei vescovi dovrebbe essere eletto solo da altri vescovi. La conferenza è poi particolarmente problematica. In teoria vescovi illegittimi come Ma non dovrebbero parteciparvi, ma sarà così? Inoltre la conferenza dovrebbe rappresentare tutta la Cina, e dovrebbero arrivare vescovi da Taiwan e Hong Kong, ma non è realistico dato che ci sono organizzazioni separate.
Per tutte queste ragioni, alcuni vescovi fuori dalla Cina pensano che i vescovi cinesi semplicemente non dovrebbero partecipare al congresso dell’associazione, dovrebbero boicottarla. Se fosse così, sarebbe un colpo per l’associazione patriottica e fonte di futuri problemi tra Pechino e Roma e tra cattolici cinesi stessi, separati di nuovo su questioni nuove.
Con tante controversie sul tavolo, Pechino si è mossa con molta cautela. Negli ultimi mesi ha cercato di costruire un ampio consenso tra i cattolici cinesi e almeno sei vescovi clandestini (nominati da Roma, non riconosciuti da Pechino) sono stati «benedetti» dalla Cina e invitati a entrare nell’associazione patriottica. E hanno accettato. Era un passo per mostrare che Pechino è disposta a fare di tutto per venire incontro alle preoccupazioni di Roma, e riconosce come vescovi cinesi anche persone scelte da Roma senza alcuna interferenza da Pechino. In cambio, il messaggio implicito di Pechino è che il Vaticano dovrebbe tenere conto delle preoccupazioni generali cinesi.
Ma Pechino teme che le preoccupazioni cinesi possano scontrarsi con le dinamiche indipendenti di Roma. Le questioni cinesi sono state terreno comune di attenzione di diverse congregazioni romane. Oltre all’attenzione predominante della segreteria di Stato, guidata dal cardinale Tarcisio Bertone, la Cina era terreno di Propaganda Fide, guidata dall’indiano cardinale Ivan Dias. Dal punto di vista delle nomine dei vescovi, c’era anche la relativa congregazione, guidata dal cardinale Giovanni Battista Re. Propaganda Fide è ora sotto pressione per il coinvolgimento in una vicenda giudiziaria e Dias potrebbe dimettersi per motivi di salute. Re nel frattempo è stato sostituito per limiti d’età dal cardinale canadese Marc Ouellet. Nel frattempo, gli scandali per le molestie sessuali stanno coinvolgendo mezza Chiesa. In questa situazione Roma potrebbe non avere la concentrazione sufficiente per pensare all’ultradifficile e delicato dossier cinese. In questa situazione il congresso dell’associazione patriottica potrebbe oggettivamente causare molti più danni alle relazioni bilaterali di quanto sia immaginabile.