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I «lunghi coltelli» contro i cattolici

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Nuove testimonianze sulla faida interna che la notte del 29 giugno 1934 permise alle Ss di Himmler di prendere il controllo del partito nazista. Un migliaio le vittime, tra cui vari cristiani vicini al vicecancelliere von Papen, che già aveva tentato un golpe anti-hitleriano
di Roberto Festorazzi
Tratto da Avvenire del 23 giugno 2010

«Domenica sera alcuni amici delle Ss mi por­tarono con loro a Li­chterfelde dove da una stanza po­tevo godere della vista sul cortile e assistere allo spettacolo. Mi rispar­mi il racconto delle mie impressio­ni». Così scrive, in una lettera inedi­ta al barone Werner von der Schu­lenburg, diplomatico tedesco an­tihitleriano, un testimone d’ecce­zione della purga interna al Partito nazista, avvenuta alle prime luci dell’alba del 30 giugno 1934, e pas­sata alla storia come la «notte dei lunghi coltelli». Si tratta del massa­cro delle milizie delle Sa di Ernst Röhm – camerata della prima ora di Hitler – da parte delle nuove Ss di Heinrich Himmler, sorte come guardia pretoriana del Führer. La «notte dei lunghi coltelli» e la suc­cessiva morte del presidente von Hindenburg segnano la definitiva affermazione del governo hitleria­no in forme totalitarie. Le vittime del massacro furono un migliaio.

Vennero assassinati, oltre a Röhm e ai suoi fedelissimi, esponenti di pri­mo piano del Partito nazista, come Gregor Strasser. Ma anche l’ex can­celliere Kurt von Schleicher e alcuni dei principali collaboratori del vi­ce- cancelliere cattolico Franz von Papen: Erich Klausener, leader dell’Azione Cattolica, il consigliere giuridico Edgard Jung, il capo dell’Ufficio stampa, Herbert von Bose. 150 comandanti delle Sa fu­rono prelevati, trascinati e messi al muro nella caserma di Lichterfelde, la scuola berlinese degli allievi uffi­ciali. Il nuovo documento, conser­vato in segreto da 76 anni, ci è stato fornito dalla vedova del diplomati­co germanico, la baronessa Jsa von der Schulenburg. Esso è parte del vastissimo e assai importante ar­chivio di Schulenburg, mai aperto finora agli studiosi. Autore della let­tera è un ebreo, Nathan Berlin, alias «Canterbury», un giovane arrampi­catore sociale che invia rapporti politici al suo committente, già coinvolto in una trama che il vice­cancelliere di Hitler, von Papen, a­veva intessuto nella seconda metà del 1933 per tentare di abbattere il governo nazista. Di Berlin sappia­mo pochissimo: soltanto che, al tempo in cui assume l’incarico per conto di Schulenburg, ha 23 anni e desidera fare il giornalista. Il baro­ne asseconda le ambizioni del gio­vane rampante, fuggito dalla Ger­mania e riparato a Londra per sal­vare la pelle.

B erlin s’installa rapidamente nel superesclusivo D’Aber­non Club, dove si procura la necessaria rete di appoggi per met­tere radici Oltremanica e cercare di svolgere la sua attività di informa­tore politico. I suoi rapporti a Schu­lenburg contengono notizie molto interessanti e di prima mano, rac­colte da fonti qualificate. La prima relazione, datata 20 giugno 1934, preannuncia il rivolgimento che si sta preparando in Germania, con la «notte dei lunghi coltelli». Berlin non è in grado di prevedere l’esatta dinamica degli eventi, ma coglie che qualcosa di molto grave sta per accadere. Egli ventila un possibile colpo di Stato ordito dalla camarilla presidenziale per stroncare il virus rivoluzionario che sta ammorban­do il Reich ormai da oltre un anno.

Il giovane Nathan scrive: «Ho moti­vo di credere che là sta sorgendo u­na nuova decisione e questa volta non voglio perdere l’aggancio. Si sta creando una coalizione metafisica che tiene il dito sul contatto verso il colpo di Stato freddo. Nelle scorse settimane il vecchio signore (Hin­denburg, ndr) ha tenuto il cancel­liere solo per relazioni molto brevi e poi l’ha sempre mandato via». La «nuova decisione» che si sta profi­lando volge in direzione di una «dittatura militare» che, a giudizio di Berlin, non durerà. Tuttavia, egli descrive un clima da vigilia della «resa dei conti». Le Sa, in questo contesto, appaiono più le vittime che i carnefici, perché le milizie di Röhm sono state mandate «in ferie non pagate e a tempo indetermina­to». Una settimana più tardi, il 7 lu­glio, Berlin invia una dettagliata re­lazione in cui racconta gli avveni­menti della «notte dei lunghi coltel­li» come egli li vide da testimone o­culare in Germania, dove si è recato durante un viaggio-lampo. Il docu­mento è di grande importanza, an­che perché il giovane fu condotto sui luoghi in cui avvenne il massa­cro delle Sa. Berlin accenna infatti alla truculenza dello spettacolo of­ferto ai suoi occhi. Dai contenuti del rapporto si evince inoltre che l’informatore politico era entrato nella «cerchia di von Papen».

R educe da quell’inferno, egli scrive a Schulenburg da Londra: «Da due giorni pro­vo a scriverle un rapporto su tutte le cose terribili che ho potuto vivere personalmente a Berlino. Ma ho ancora gli occhi e le orecchie come paralizzati così che il tentativo o­dierno potrebbe riuscire un po’ confuso. Sono tornato a Londra mercoledì, giusto in tempo per bloccare la pubblicazione del mio necrologio sulle testate Week e Daily Express. L’ultima volta le scrissi che avevo la sensazione che a Berlino stava succedendo qualche cosa ed avevo il desiderio di tornar­vi. Il 21 giugno ricevetti una lettera di von Bose che con il pretesto di inviarmi del materiale di scarsa im­portanza, coglieva l’occasione per ricontattarmi. Esprimeva il deside- rio di volersi 'di nuovo sfogare con me a breve' e riteneva anche di es­sere in grado di versarmi la somma che ancora mi doveva. La lettera di Bose mi parve il dito indicatore di Dio, investii le mie ultime monete in un biglietto ed arrivai a Berlino il 23. La città era come sempre, di nuovo bella e piena di attività. Sal­tava agli occhi come la gente leg­gesse in pubblico la stampa estera e come chiunque si fosse procurato sottobanco e letto il discorso di Marburg di Papen. Bose era partito per un paio di giorni di vacanza e tornò solo il 29. Io ero rimasto tutta la settimana a Berlino e ho potuto constatare che Goebbels è l’uomo più odiato nel nostro Paese e che la maggior parte della Sa andrebbe volentieri in vacanza ad infinitum perché stanca di quella faticaccia.

Gli intelligentoni discussero coram publico il putsch 'freddo' di destra facendo gli stessi nomi che a noi sono noti da tempo». Così prosegue nel suo racconto inedito il superte­stimone della strage: «Quella stori­ca domenica mattina, concordai con Bose di trovarci per il pranzo all’una da Peltzer. Quando sono ar­rivato in quella zona ho notato molta polizia armata e lo sbarra­mento della Wilhelmstrasse. Inge­nuo come talvolta sono, ho creduto che fosse arrivato il re del Siam. Per un’ora ho atteso invano che arrivas­se Bose. Alle due ho tentato di avere notizie dalla Vosstrasse 1 (sede della vice cancelleria, ndr) su cosa gli fos­se accaduto ma ho solo potuto con­statare che l’edificio era occupato dalle Ss. Alle undici di notte ho in­contrato due conoscenti che mi hanno detto che Bose era stato uc­ciso a colpi di pistola da sei ragazzi delle Ss alle 12 e 45. Domenica sera alcuni amici delle Ss mi portarono con loro a Lichterfelde dove da una stanza potevo godere della vista sul cortile e assistere allo spettacolo. Mi risparmi il racconto delle mie im­pressioni. In ogni modo non mi so­no comportato in modo né più co­raggioso né più eroico dei delin­quenti. Martedì sono poi tornato qui, a conoscenza del vero accadi­mento dei fatti. Tutto l’affare è il tentativo del signor Goebbels, che sentiva l’avvicinarsi della sua rovi­na, di rendersi indispensabile agli occhi di Hitler. Ecco perché il tiro mancino di tradire Röhm.

Madame (soprannome attri­buito a Röhm per la sua o­mosessualità, ndr) voleva fare un discorso il 30 giugno davan­ti a una platea di condottieri delle Sa, nient’altro. Goebbels l’aveva sa­puto da lui personalmente e ne informò il Führer, così come gli fece notare il suo presunto legame rea­zionario con Göring. 'Onorificenza Hermann' venne a trovarsi sotto un tiro incrociato diabolico, o stava a destra ed allora doveva riconosce­re bandiera oppure non era sicuro dell’assicurazione che aveva alle spalle ed allora doveva eseguire in modo ubbidiente l’ordine di Adolf Hitler ed agire personalmente con­tro la destra. Decise per quest’ulti­ma cosa e fece ammazzare indiscri­minatamente tutti quelli contro i quali nutriva qualche risentimento. Tre gangster governavano in modo terroristico un popolo impaurito.

Stiamo a vedere chi ammazzerà per primo chi». La conclusione, riguar­do al futuro della Germania, suona come una profezia agghiacciante: «Questa terra è perduta, qualsiasi cosa accadrà».




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