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L'efficacia della riforma liturgica...

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di Matias Augé
Tratto dal blog liturgia-opus-trinitatis il 17 giugno 2010

Riporto in seguito qualche stralcio da un post di P. Scalese, pubblicato nel suo blog “Senza peli sulla lingua” l’11 di questo mese. Il titolo del post è “Gesù al centro”:

[…]
Inutile attendere riforme promosse dalla gerarchia; non è mai avvenuto nella storia della Chiesa. Le uniche riforme reali, durature, sono state quelle partite dal basso. Non attendiamo dalla gerarchia quel che essa non può dare; non carichiamola di pesi che non è in grado di portare. Accontentiamoci che essa ci indichi la strada da percorrere; il resto, poi, dobbiamo farlo noi.
È stata la grande illusione del Vaticano II: convocare un concilio che, con le sue riforme, rinnovasse la Chiesa. Sappiamo come è andata a finire. Ora attendiamo dal Papa che rimetta tutto a posto. Gli anni passano; ma, almeno per il momento, non si vede nulla: avrebbe dovuto riformare la curia, ma l’impressione che si ha è che essa funzioni sempre peggio; si attendava una “riforma della riforma” liturgica, ma, a parte qualche vecchio merletto tirato fuori dalla naftalina, non si direbbe che la liturgia abbia ricevuto un nuovo impulso nella Chiesa. Ma forse è sbagliato lamentarsi che gli anni passano e non si vede nulla; è sbagliato perché probabilmente sono quelle attese stesse a essere sbagliate. Se, invece di attendere che il Papa inizi a cambiare qualcosa (poveretto, non gli è riconosciuto neppure il diritto di proclamare il Santo Curato d’Ars patrono dei sacerdoti!), se incominciassi io a cambiare qualcosa in me stesso e intorno a me, allora forse la Chiesa inizierebbe a rinnovarsi.
[…]

La sostanza del discorso di P. Scalese (Gesù al centro) è pienamente condivisibile. Mi domando però:

La riforma (o “controriforma”) del Concilio di Trento è venuta dall’alto o dal basso? E’ stata efficace o meno?

Mi domando ancora, in modo particolare, se la riforma liturgica del dopo Vaticano II è venuta dall’alto o dal basso o, invece, come mi sembra più adeguato affermare, è venuta dal basso (soprattutto) ma anche dall’alto. Non è una riforma caduta dalle nubi, ma frutto di un lungo movimento ecclesiale che l’ha preceduto: il movimento liturgico.

Cos’è Il movimento liturgico? In poche parole, possiamo dire che è una corrente teologico-pastorale della Chiesa, sorta tra la fine del secolo XIX e inizi del XX, in alcuni monasteri benedettini e promosso da alcuni teologi e pastori che ha coinvolto il popolo. Il movimento intendeva restituire alla liturgia il posto che le spetta nella vita della Chiesa e dei singoli fedeli.

Non si può negare che la riforma liturgica voluta dal Vaticano II ha le sue radici, è in qualche modo lo sbocco del movimento liturgico. Non è quindi anzitutto una riforma venuta dall’alto.




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