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di Claudio Toscani
Tratto da Avvenire del 12 giugno 2010
Nella già ricca collana esclusivamente dedicatagli dall’ editrice Marietti, spiccando per esaustività di analisi e calamitante lezione intellettuale e morale, questo studio su Tolkien (1892-1973) ci giunge da uno dei massimi studiosi della sua operazione filologica e creativa:
saggi, racconti e romanzi che Tolkien seppe trarre dalle leggende medievali sassoni-celtiche ispirate a motivi di letteratura fantastica, di ormai imperitura fama universale (in ordine di tempo ideale e ideativo: il Sillmarillon, lo Hobbit e la trilogia di Il signore degli anelli, saga, quest’ultima, di socioculturale prestigio, etico rilievo e spirituale pedagogia, specie per i giovani, tra inquietudini e sogni, immaginazione e verità, divertimento e comportamento, buon senso, pazienza e perseveranza). Questa monografia, però, non è la rivisitazione delle trame o dei contesti narrativi, ma piuttosto la fondamentale interpretazione dei libri di Tolkien alla luce dei princìpi cristiani, nell’ ambito cioè di quella corrente di pensiero che privilegia la profonda, vissuta e dichiarata fede dello scrittore di testi che oggi risultano i più letti dopo la Bibbia. Semmai è uno specialissimo
excursus biografico ripreso a specchio di quei frangenti esistenziali in cui Tolkien sperimentò sofferenza, privazione e solitudine, le divoranti letture di gioventù e di formazione, ma anche le impietose riserve dei suoi tanti critici (in saggi, riviste o giornali, dentro e fuori occasioni ufficiali, in congressi, incontri e simposi, come nella Modena di questi giorni dove è in corso un ennesimo convegno a suo nome). Non per nulla il saggio in esame è intestato all’'uomo' ma ancor più, ci sembra, al 'mito' (inteso come postuma gloria personale non meno che come potenza creatrice della sua opera): ai giorni e alle occasioni della lunga vita di un ottantenne fervente scrittore e inattaccabile adepto della Chiesa di Roma, non meno che come suscitatore di leggende indispensabili a trasmettere verità altrimenti inesprimibili. Dagli anni verdi degli Inklings
(gli amici 'pasticcioni', il 'circolo letterario di poeti di mestiere'), alla fraterna amicizia con Lewis Clive Staples (studioso del Medioevo e del Rinascimento inglese), che segnò anni di fertile intesa; dalla intricata stesura dei suoi libri, alla loro difesa contro esegeti più o meno capaci o consapevoli; dal tentativo di dare voce teologica al dolore e allo smarrimento, alla certezza quasi mistica di essere nel giusto per principio, idea, verità e destino, Tolkien diede sostanza a un indiscutibile pensiero: che il Vangelo non abroga le fiabe, le leggende, le fantasie, ma le santifica, proprio lungo il travolgente avverarsi, epoca per epoca, anno per anno, giorno per giorno, della sua sostanza profetica (restaurare il mondo e le anime, occorresse il mito e la fantasia, l’epica e la saga, l’evocazione del male per il trionfo del bene, i gesti delle creature miti e gentili contro le gesta possenti dei perfidi e dei perversi).
Joseph Pearce
Tolkien, l’uomo e il mito
Marietti - pp. 244 - euro 24,00