- Home
- Miradouro.it
- Ambiti
- Sezioni
- Argomenti
- Serie di articoli
- Contenuti speciali
- Links

Scienza e giustizia
di Ezio Bussoletti
Tratto da L'Occidentale il 7 giugno 2010
Affrontare il problema dell’incriminazione per omicidio colposo dei membri della Commissione Grandi Rischi accusati dal Procuratore dell’Aquila di non aver fatto tutto quanto fosse necessario per salvaguardare la vita dei cittadini è un’impresa non facile. E’ necessario analizzare pacatamente e con spirito critico tutti i fatti valutando svariati fattori, tutti diversi tra loro.
Trecentootto morti, parecchi dei quali giovani, chiedono giustizia, una giustizia esemplare. Ma per colpa di chi sono morti? Chi sono i responsabili primi di questo massacro? In primis quei delinquenti che hanno costruito le abitazioni e gli edifici pubblici con la sabbia, ignorando qualunque vincolo sismico per le strutture, speculando sulla costruzione degli edifici di una delle zone più critiche dell’Italia per frequenza e potenziali forze dei terremoti. Seguono a ruota, ma non meno colpevoli, quegli altri farabutti che hanno partecipato alle commissioni di collaudo (sempre profumatamente pagati questi incarichi, ricordiamolo!) confermando la bontà dei lavori eseguiti e la loro rispondenza a quanto previsto dai progetti. Di questi personaggi non si sente parlare sulla stampa, ma siamo confidenti che i magistrati aquilani stiano perseguendoli come si deve e duramente.
“Dovevano evacuare la città”, su questo assioma si basa l’accusa della Procura aquilana confortata da un documento elaborato da due studiosi del Politecnico di Milano. In sintesi i due scienziati criticano pesantemente il comportamento della Commissione Grandi Rischi che, a loro parere, non ha tenuto nel debito conto “gli avvertimenti” geologici che si erano manifestati nei giorni precedenti il sisma anche se poi loro stessi li indicano come potenziali precursori perché non è possibile determinare la reale probabilità che siano segnali precisi.
E’ qui il nocciolo e la delicatezza del problema: la comunità scientifica discute da anni se sia possibile o meno prevedere i terremoti. Tutti concordano ancora oggi che non esistono elementi certi che suffraghino che il parametro ics o ipsilon sia “un indicatore certo”; ed anche nei casi che più sembrano avvicinarsi, come per esempio l’aumento del gas radon nella zona dove potrebbe avvenire un terremoto, l’analisi delle serie storiche mostra che non esiste una corrispondenza uno ad uno tra presenza di gas e sisma e che in molti casi il radon è assente o non aumenta nella zona dove ha luogo il sisma. Questo significa semplicemente che ancora oggi gli scienziati, su questo tema specifico, brancolano nel buio nonostante alcune prese di posizione aprioristiche di alcuni di essi, a favore o contro.
Il documento del Politecnico, che sembrerebbe essere stato redatto a valle del disastro, è scritto, da quanto si può desumere dai resoconti della stampa, con una filosofia che trascende il concetto di “ragionevole precauzione” forzandolo. Il documento afferma infatti che, tenendo conto della durata delle scosse dello sciame sismico, del fatto che la cittadinanza era allertata e viveva in uno stato di forte stress, sarebbe stato più logico e con un costo sociale per una falsa allerta prossimo a zero attivare effettivamente l’evacuazione cautelativa. Il discorso ha una sua logica di principio, più teorica che reale, ma confligge con alcuni elementi altrettanto importanti che non sono stati tenuti in conto o ritenuti minori; elenchiamoli: nell’ipotesi di un falso allarme, quanto questo avrebbe dovuto durare? E quante volte sarebbe stato “ragionevole” in una zona a rischio ripetere l’operazione di evacuazione cautelativa?; cosa sarebbe successo se, ad un certo momento, si fosse indicato alla popolazione di rientrare nelle proprie abitazioni e subito, o poco tempo dopo, fosse arrivata “la scossa”?
Ultimo, ma da non trascurare, quale è la probabilità che, nel caso di continui falsi allarmi la stessa magistratura non sarebbe intervenuta contro i responsabili denunciandoli per “procurato allarme”? Il tema è serio, importante, ma altrettanto difficile da districare perché presenta due facce opposte delle quali nessuna prevale sull’altra e, come spesso succede, qualunque cosa si faccia si rischia sempre di sbagliare. In più, è sempre più facile fare valutazioni ed esprimere pareri a valle di un evento piuttosto che prima che questo avvenga. Data la labilità delle reali evidenze scientifiche a prova della “certezza” dell’evento sismico l’iniziativa della Procura aquilana lascia perplessi, né a mio parere appare giustificata anche se si attuata nella logica del principio di precauzione. Se le evacuazioni si dovessero attivare su questa base, un paese come l’Italia rischierebbe di essere perennemente preda di migrazioni continue di molti cittadini delle regioni a rischio sismico elevato. Non c’è bisogno in questo caso di rilevare i costi economici e soprattutto quelli sociali di una simile prospettiva. Tutti avremmo voluto che non ci fosse nemmeno un morto, ma le colpe sono altrove e si spera che molto presto vengano stanati i responsabili e sanzionati come si deve per legge.
Questo situazione determinatasi all’Aquila, nella sua delicatezza fa intravedere il rischio che la magistratura si senta umanamente forzata a rispondere alle aspettative della gente (se ho ben compreso le affermazioni ufficiali fatte) e non ad applicare la legge, in maniera severa, rapida ed efficiente. Saremmo davanti ad un ennesimo caso di surroga che non farebbe bene al paese come non lo hanno fatto situazioni analoghe nel passato. Lasciamo a ciascuno le proprie competenze ed il proprio ruolo e, soprattutto, non cadiamo nell’errore di ritenere che certi scienziati posseggono la verità ed altri no, solo perché i primi sono i consulenti dell’istituzione che li chiama a supporto del proprio lavoro. Nella scienza le certezze sono poche e spesso diventano dubbi quando la conoscenza progredisce. La sismologia ne è un esempio concreto; evitiamo per favore, proprio per rispetto a quei morti di costruire miti, di qualunque parte essi siano. Se si evinceranno colpe precise e certificate i responsabili dovranno essere sanzionati, ma attenzione che l’applicazione esagerata del principio di precauzione non rischi di bloccare il paese paralizzando qualunque iniziativa. Non ne abbiamo veramente bisogno vista l’aria che tira a livello mondiale.