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**Perché dico il rosario

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La più semplice preghiera mariana
di Pier Giordano Cabra
Tratto da L'Osservatore Romano dell'1 giugno 2010

Mi è stato chiesto se non sono ancora stanco di ripetere sempre la stessa preghiera.

Per la verità, dico il rosario perché è la preghiera più semplice.

Quando prendo in mano la corona, non ho bisogno di staccarmi immediatamente da quello che ho in mente, ma posso continuare per un poco i miei pensieri, le mie preoccupazioni, i miei stati d'animo. Cambia solo il sottofondo musicale che poco a poco permea l'atmosfera, trasformandola.

Le Ave Maria e i misteri diventano quella musica familiare e tranquilla che accompagna la mia storia del momento. Ora è una persona che si affaccia alla mente ed ecco il sottofondo che dice "prega per noi peccatori". Ci sono sofferenze che invocano aiuto ed ecco il conforto dei misteri del dolore. Ora è una situazione difficile e il sottofondo fa emergere la discesa dello Spirito Santo che è forza dall'alto. Ora è l'assenza di ogni desiderio ma la bocca dice "Venga il tuo regno"...

Non devo fare sforzi particolari, anche perché sovente prendo in mano la corona quando sono stanco.

Ma è allora che lascio fluire la vita e lascio che scivolino anche le dita sulla corona e lascio che la bocca ripeta le stesse parole: è la maniera più semplice perché la vita si incontri con il mistero di Dio e il mistero di Dio entri nella vita e la vita entri sempre più dolcemente nel cuore di Dio.

La presenza di Maria è rassicurante: è madre che accompagna il mio cammino e comprende le mie debolezze. Mi sostiene persino nelle mie distrazioni perché nella loro navigazione sentano di essere immerse nel rullio delle onde dello sconfinato oceano della bontà di Dio, narrato dai vari misteri.

Dico il rosario perché mi sento povero e mi sento accolto nell'umile mondo della avventura umana di Gesù e di Maria, fonte di ogni ricchezza, causa di ogni letizia per me e per il mondo.

Dico il rosario, e più di uno, perché la corona lega il mio tempo con l'eternità, senza grandi sforzi della mente, senza dover fabbricare sublimi pensieri, ma con la dimensione familiare con cui Maria ha vissuto nella sua vita lo stupore del divino che si fa umano e l'umano che si fa divino.

Non potrei vivere senza questo sottofondo musicale che accompagna i miei anni, nei loro momenti gioiosi e dolorosi, gratificanti e deludenti, ma sempre verso l'esito positivo della gloria dei figli di Dio.

Ed ecco la mia risposta: lasciati cullare da questo sottofondo di tranquille invocazioni e "getta in Dio il tuo affanno" e troverai la gioia della preghiera dove la vita si incontra con la Vita, grazie a Colei che ci ha reso visibile e fratello l'Autore della vita.




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