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**Al capolinea della politica

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L'entusiasmo per il commissario
di Armando Nanni
Tratto da Il Corriere della Sera del 31 maggio 2010

Ricordate la fiaba di Andersen «I vestiti nuovi dell’imperatore?».

Quella dove il sovrano vanitoso si fa imbonire da un paio di ciarlatani che gli vendono abiti di un tessuto — a loro dire — rarissimo, prezioso e leggero. In realtà il tessuto non esiste e l’imperatore gira per la città completamente nudo con i cortigiani che non trovano di meglio che sperticarsi in elogi e meraviglie per l’abito che non c’è. Solo un bambino spezzerà l’incantesimo gridando ciò che tutti vedono e non vogliono vedere: «Il re è nudo!».

L’eccellente lavoro del commissario Anna Maria Cancellieri — la pulizia dei graffiti, la rapidità e l’efficacia delle decisioni, le dichiarazioni misurate e ispirate a pragmatismo — ha per Bologna lo stesso valore di quel grido del bambino della favola: ci fa vedere quanto fosse nuda, povera di idee e di efficacia la politica bolognese, quella dei partiti, delle giunte, dei sindaci. Ci siamo cullati per anni nel mito del laboratorio della politica e delle idee per ritrovarci, alla fine, nel crepuscolo del caso Delbono. E non che le cose andassero tanto bene neanche prima: citiamo la delusione per i cinque anni cofferatiani e per i precedenti guazzalochiani (e si potrebbe andare indietro). Insomma, il declino politico di questa città era davanti agli occhi di tutti e a tutti conveniva non vedere: al centrosinistra dominante e al centrodestra scalcagnato.

Il lato grottesco della faccenda — oggi, in questi giorni — è che dal tripudio (del tutto meritato, ribadiamo) per l’opera del commissario arrivano anche note stonate come quelle di Giuliano Cazzola, parlamentare Pdl, e di Enzo Raisi, altro parlamentare Pdl seppur finiano e dissidente. Proprio sabato hanno sottolineato in coro come la città ben amministrata dalla Cancellieri dimostri quanto inutile, misera e autoreferenziale sia stata finora l’azione dei politici bolognesi. Bella scoperta. E loro dov’erano? La politica non sono proprio loro? E non dovranno tornare a esserlo quando, nella prossima primavera e alla fine del suo mandato, il commissario ci saluterà e si tornerà a votare per un sindaco democraticamente eletto? Bene, vedremo come centrodestra e centrosinistra si presenteranno a quell’appuntamento. Con quali uomini, con quali idee, con quali capacità di realizzarle e in tempi non biblici. Il sospetto, più di un sospetto dalle avvisaglie di questa pre-campagna elettorale, è che tutto tornerà come prima.

Guardiamoci intorno: il Partito democratico e il centrosinistra annaspano nella sterile ricerca di un candidato credibile. Dal ’99 — anno della vittoria di Guazzaloca — i Ds e poi il Pd hanno perduto un’intera generazione. Non hanno saputo allevare una nuova classe dirigente: faticano a trovare un quarantenne che interpreti la volontà di rinnovamento che la città vorrebbe. Giorni fa, per qualche minuto, qualcuno di loro si è persino aggrappato all’idea di mandare in pista Guazzaloca con il centrosinistra. Ora si guardano in giro in cerca di un «civico», non hanno il coraggio di ammettere che il meglio del loro mazzo è la carta Cevenini. Cercano una scappatoia verso un Eldorado che non c’è perchè dal ’99 a oggi sono rimasti narcotizzati, storditi dai cinque anni di Guazza e dagli altri cinque di Cofferati.

Dall’altra parte è anche peggio: se si metteranno d’accordo, se salterà fuori una qualche alleanza tra Pdl, Udc, lista di Corticelli, Lega e chissà che altro ancora, forse arriveranno di nuovo a concordare (litigando) su un candidato capace di raggiungere una massa critica di voti per la solita sconfitta con il 33-36-39%. A meno che non ci pensi la Lega a togliere le castagne dal fuoco, l’unico movimento che — seppur nel periferico avamposto bolognese del Carroccio — sembra avere qualche energia da spendere sul lato del centrodestra. Per il resto risse, litigi, divisioni personali e di partito: il «nido di vipere» evocato proprio da Giuliano Cazzola l’altro giorno.

In definitiva: benvenuta Cancellieri che almeno sta regalando a Bologna qualche mese di buona amministrazione e di muri più puliti. Ma non serviva aspettare il Titanic di Delbono e il salvagente della Cancellieri per capire verso quale capolinea la città si fosse da anni infilata. Quel capolinea è ancora in fondo al binario: o ci sarà un improbabile e imprevedibile scatto in avanti o la prossima campagna elettorale sarà del tutto simile a quella del 2009 e i risultati che darà saranno ancora gli stessi. Infine un consiglio per Cazzola e Raisi (ma probabilmente nel Pdl, qui e a Roma, ci hanno già pensato): candidate la Cancellieri, se dirà sì sarà stata la prima idea decente da qualche decennio in qua.




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