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*Davanti alla Madre si torna a domandare

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Mese mariano, lezione di umanità
di Marina Corradi
Tratto da Avvenire del 30 maggio 2010

Finisce maggio, quello che una volta era il mese dei Rosari nelle corti della cascine, la sera. Delle processioni dietro alle Madonne di gesso, portate come in trionfo per le strade mentre la gente sulle soglie delle case si se­gnava. Solo memorie del passato? In un con­vegno internazionale a Oropa e Crea si è par­lato di Madonne nere: quelle icone dal volto negro diffusamente venerate, da Czestochowa a Montserrat. Ben 745 Madonne nere in Euro­pa, o almeno quelle finora censite: una schie­ra, una costellazione nascosta. Ma, e questa è la notizia che colpisce il profano, le Madonne non erano originariamente negre: lo sono di­ventate per la lunga esposizione ai fumi delle candele e delle lampade votive. Quel colore bruno, è il deposito di secoli di devozione.

Un tempo rosee, le Madonne si sono andate scurendo nella umidità, nella polvere, nel fia­to dei fedeli che andavano a implorarle, a ca­rezzarle con la mano; nell’ardere tremolante delle fiamme dei ceri accesi a chiedere una guarigione, o il ritorno di un figlio dal fronte. Nere di preghiere le icone che secondo alcuni studiosi indicavano invece la commistione con antichi culti pagani, o esoterici. Macché, di­cono gli esperti convenuti a Oropa e Crea: è sta­ta una secolare, tenace devozione a imbruni­re i volti antichi di una donna, e un bambino. E quando quelle immagini venivano copiate, magari per emigrare oltreoceano, venivano di­pinte nere: perché quella era il volto stampa­to nella memoria del popolo, che non poteva essere tradita.

È una notizia, la origine di quel colore nero, che commuove. Settecento Madonne nere, dalla Lettonia alla Spagna all’Irlanda; in Fran­cia, numerosissime; più frequenti là dove la Rivoluzione non ha annientato ogni segno cri­stiano (la mappa delle Madonne nere soprav­vissute potrebbe raccontare una sua storia di Francia). E proprio l’ombra scura su quei vol­ti testimonia il pellegrinaggio, una generazio­ne dopo l’altra, di cristiani: il tenace ritorno al­la madre. Quanti milioni di mani, di sguardi imploranti si sono posati su quelle Madonne? Nell’ombra dei loro volti, il distillato di una fe­de popolare. Umile come una mano tesa di mendicante.

Già: umile. Da sempre la Madonna è cara ai cri­stiani semplici, a quelli che non sanno di teo­logia, che non si vantano di una fede 'raffina­ta'. Ma vanno a domandare: una speranza, u­na quiete nel dolore - una misericordia. ('Me­morare, o piissima Virgo Maria, a saecula non esse auditum quemquam ad tua currentem praesidia, tua implorantem auxilia, tua pe­tentem suffragia esse derelictum', dice, e qua­si intima, la preghiera di san Bernardo: ricor­dati che non si è mai sentito che qualcuno che ha domandato il tuo aiuto sia stato abbando­nato).

L’umiltà di secoli di domanda rappresi in una patina nera è un capitolo muto della nostra storia, una radice ignorata ma forte di questa Europa che delle sue radici dubita. Perché pro­prio l’attitudine semplice del domandare - e non pretendere, manipolare, possedere - è ciò che oggi ci manca. Il disarmato domandare da figli - figli magari anche indegni, disonesti, bu­giardi, e però fiduciosi in una madre - è un ge­sto inammissibile, per chi non riconosce pa­dri. Non è, il domandare, roba da uomini - per chi del mondo si sente padrone.

E quindi non ci saranno più Madonne nere di fumo e di carezze. O forse sì: nei santuari, do­ve sui muri allineano colonne di ex voto con scritto: grazie. Perché nel momento del dolo­re, ancora, gli uomini 'raffinati' tornano sem­plici, e vanno a domandare. Dal dolore ricon­dotti a ciò che sono: figli. Ultimi di quelle schie­re infinite passate davanti alle Madonne nere d’Europa. Pezzo di un’altra storia, che sui libri di scuola non è raccontata.




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