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*«Nigra sum», devozione europea

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Un culto che unisce i popoli: censite nel continente 745 Madonne Nere • Statue e dipinti erano rosati: il tempo e l'impatto dei devoti hanno annerito gli incarnati. E così sono rimasti. Un convegno ha ripercorso la storia del culto e i significati assunti dal colore nero
di Lorenzo Rosoli
Tratto da Avvenire del 26 maggio 2010

Un millenario manto di devozione ha avvolto l’i­cona della Vergine col Bambino. Fino a farla splendere di una bruna bellezza: Nigra sum, sed formosa scandisce il Cantico dei cantici. Così sono nate le Madonne Nere che a cen­tinaia costellano l’Europa gui­dando, nel corso dei secoli, la vi­ta dei fedeli e il destino dei po­poli.

Si è svolto fra il 20 e il 22 maggio a Oropa e a Crea, in Piemonte, un convegno internazionale su «Culti, santuari e immagini del­le Madonne Nere d’Europa» con studiosi e rettori di santuari da tutto il continente. Un’occasio­ne preziosa per ricostruire l’ori­gine e le dinamiche di una sto­ria complessa nei suoi aspetti devozionali e teologici, ma an­che artistici, culturali, antropo­logici, e per offrire un primo cen­simento europeo on line – un work in progress che finora ha i­dentificato 745 fra Madonne «nere» e «brune». Un’occasione, inoltre, per sgombrare il campo da alcuni luoghi comuni. Il nero è «segno di una lunga devozio­ne » in onore «di una immagine particolarmente miracolosa e quindi amata dai devoti: niente a che vedere né con le leggende esoteriche che sono state mobi­­litate per spiegare questo colore, né con la ricerca di legami con divinità femminili pagane», ha scritto su L’Osservatore romano di ieri la storica Lucetta Scaraf­fia, fra i relatori del convegno.

«Quelle che da secoli veneriamo come Madonne Nere in origine erano, di norma, rosate. L’im­patto del tempo, delle condizio­ni ambientali e di conservazio­ne, assieme al flusso dei devoti, hanno portato al successivo an­nerimento degli incarnati», spie­ga ad Avvenire Amilcare Barbe­ro, direttore del Centro di docu­mentazione dei Sacri Monti, or­ganizzatore del convegno assie­me alla Riserva del Sacro Monte di Oropa, all’Università Cattoli­ca e ai Santuari di Oropa e di Crea. Il fumo delle candele e del­le lampade votive, certo: «ma an­che il trattamento con olio di li­no o con sostanze minerali. E il fatto che spesso quei simulacri siano rimasti per lungo tempo in luoghi come grotte o piccole cappelle, prima di essere ospita­ti in veri e propri santuari, sot­toposti dunque all’umidità, alla polvere mossa dall’afflusso dei pellegrini e così via», prosegue Barbero. Il tempo e la devozione hanno scurito le Madonne: che con quell’incarnato sono poi ri­maste nella devozione, nella me­moria, nell’immaginario popo­­lare, nelle copie che hanno re­plicato e diffuso le immagini.

Al convegno sono stati portati i risultati di un’indagine condot­ta on line da Emanuele Rolando fra il dicembre 2008 e l’aprile 2009, che ha schedato 740 Ma­donne Nere. Ulteriori segnala­zioni, giunte nei giorni dei lavo­ri a Oropa e Crea, hanno porta­to il numero a 745 (si veda la mappa a fianco). «Dati e infor­mazioni che verranno via via ag­giornati e pubblicati sul sito www.nigrasum.it », anticipa Bar­bero. Evidente la grande diffu­sione continentale delle Ma­donne Nere, «da Montserrat, in Catalogna, a Loreto, Oropa, Crea, in Italia; da Einsiedeln, in Svizzera, a a Rocamadour in Francia, fino ad Altötting, in Ger­mania, e a Czestochowa, in Po­lonia: spesso santuari mariani nazionali, sorgenti spirituali per interi popoli e per il loro cam­mino storico», aggiunge il diret­tore del Centro di documenta­zione dei Sacri Monti.

Il convegno internazionale ha permesso di sondare la diffusio­ne del culto delle Madonne Ne­re europee anche nelle Ameri­che – si pensi alle Vergini di Cze­stochowa o di Guadalupe – e il rapporto fra devozione mariana ed emancipazione femminile. Molteplici i significati assegnati al colore nero nel corso dei se­coli. « Nigra sum sed formosa: il riferimento biblico era impor­tante ma non così diffuso come oggi – spiega a sua volta Claudio Bernardi, docente dell’Univer­sità Cattolica e membro del Co­mitato scientifico del Centro di documentazione dei Sacri Mon­ti –. Nell’immaginario medieva­le il nero era il colore del negati­vo, del diabolico, delle tenebre. Che la Madre di Dio fosse raffi­gurata come nera metteva in ri­salto la libertà e la forza della gra­zia divina. Il Verbo si fa carne gra­zie al sì di un essere due volte in­feriore, marginale, secondo le categorie umane: una donna, u­na ragazza del popolo, e per di più 'nigra'... Un’altra lettura: il colore scuro si riferisce all’Ad­dolorata. Maria, sotto la croce, viene chiamata dal Figlio ago- nizzante a essere Madre della Chiesa, di tutti i credenti. Nel mo­mento più tragico e buio la madre 'dolente', 'la scura', viene chia­mata ad una nuova maternità spi­rituale ». Una maternità che – at­tingiamo nuovamente all’articolo di Scaraffia – verrà vissuta da tan­ti devoti nella millenaria storia cri­stiana come «difesa per i più de­boli », che in Maria cercano «quel­la protezione che la società non garantisce», mentre il colore nero della Madre e del Bimbo dice la lo­ro «alterità» e «u­miltà».




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