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Tratto da Avvenire del 23 maggio 2010
«Raramente nel corso della storia l’uomo, e la sua dignità congenita siano stati così a rischio come oggi, così insidiati come oggi»: è l’allarme lanciato dal cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, che ieri ha ricevuto il premio «Defensor Fidei» 2010 promosso dalla rivista «Il Timone».
Oggi, ha sottolineato il porporato durante l’assegnazione del riconoscimento, avvenuta ieri mattina presso la Cascina La Lodovica a Oreno di Vimercate (Mi), «sono negati i costitutivi ontologici della persona umana, e quindi i fondamenti della sua dignità». Come far sì allora – si è chiesto il porporato in qualità di pastore – che i fedeli custodiscano «la coscienza circa la propria dignità di persone»?
«Mediante la liturgia» è stata la risposta di Caffarra. «La partecipazione alla celebrazione liturgica – ha spiegato il porporato – fa vivere alla persona l’esperienza di un rapporto col Mistero, che la rende consapevole di essere 'superiore' a tutta la creazione materiale ed animale. La liturgia è l’opus Dei per eminenza che dà il vero senso dell’eternità della persona». Inoltre, ha notato il cardinale, «la consapevolezza della sua dignità, nutrita e custodita dalla celebrazione liturgica, impedisce all’uomo di inginocchiarsi davanti agli pseudo-assoluti. Tommaso parla di Stato, la comunità politica: fra gli idoli è il più pericoloso, ma non è l’unico». In definitiva, ha concluso Caffarra è «la 'libertà di adorazione' il sigillo della sublime dignità dell’uomo». Il premio «Defensor fidei», giunto alla quinta edizione, in passato è andato al cardinale Joseph Zen Ze-Kiun, vescovo di Hong Kong, a Lech Walesa, fondatore di Solidarnosc, a monsignor Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk in Iraq e a don Thomas Chellanthara, sacerdote indiano perseguitato dai fondamentalisti indù in Orissa.