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Incentivi: un finto aiuto di Stato che danneggia tutti

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La logica degli incentivi è essenzialmente assistenziale, perché toglie ad alcuni per premiare altri: danneggiando entrambi
di Carlo Lottieri
Tratto da La Provincia di Como, 20 marzo 2010
Tramite il sito dell'Istituto Bruno Leoni

Ripartono gli incentivi governativi: stavolta non più a favore delle autovetture, ma invece a sostegno di chi acquisti lavastoviglie, gru, cucine, nautica da diporto e molto altro.

Nell'insieme si tratta di 300 milioni che, secondo il governo, dovrebbero ottenere il miracoloso risultato di aiutare tanto le famiglie come le imprese, riducendo i costi di quanti vanno in negozio e favorendo le aziende italiane grazie alla crescita dei consumi. C'è però da dubitare che si tratti di rose senza spine.

In primo luogo, questa politica tenderà a modificare il normale comportamento di consumatori e società. Famiglie che in assenza di un sussidio statale avrebbero acquistato un bene (perché più utile o perché per loro più necessario) si orienteranno verso un altro, indotti a ciò dal denaro pubblico. E lo stesso può accadere alle imprese, il cui utilizzo dei capitali sarà condizionato dal provvedimento governativo. Tutti ricordiamo l'epoca in cui i farmaci erano completamente gratuiti poiché non si pagava nemmeno il ticket: le aziende producevano medicine in quantità abnorme che noi portavamo a casa e (spesso) lasciavamo scadere.

Per giunta, in vari casi questi aiuti sosterranno in maniera artificiosa settori e attività che avrebbero bisogno di ripensarsi, e che invece rinvieranno le decisioni necessarie a rimettersi in carreggiata. Anche se può sembrare strano, perfino dunque i beneficiari dei sussidi pubblici, sotto certi aspetti, verranno danneggiati.

Soprattutto, però, bisogna ricordare che questi soldi (che verranno ripartiti tra i consumatori e le imprese produttrici dei beni selezionati dal governo) non cadono dal cielo come la manna biblica. Per aiutare alcune famiglie e imprese, lo Stato deve infilare le mani nelle tasche di altre famiglie e imprese. È quindi altamente probabile che alla fine si finisca per colpire chi produce ricchezza e sta in piedi da solo, allo scopo di aiutare chi si regge unicamente con i sussidi pubblici.

Non va neppure dimenticato che l'azione governativa mira esplicitamente a sostenere i consumi. L'idea risponde perfettamente alle logiche keynesiane, secondo cui un'economia funziona se tutti spendono (sempre di più) e in questo modo alimentano le imprese, che a loro volta pagano stipendi, e via dicendo. Questa teoria dimentica quello che ogni padre di famiglia, invece, conosce bene. E cioè che alcune volte può essere razionale spendere, mentre in altri casi è più opportuno risparmiare. Lo stesso accumulo del capitale, senza il quale difficilmente si può finanziare l'avvio di un'attività, implica che si ritardi il consumo: che si dia la prevalenza al domani sull'oggi.

Più in generale, la logica degli incentivi è essenzialmente assistenziale, perché toglie ad alcuni per premiare altri: danneggiando entrambi. I primi si vedono sottrarre la ricchezza che hanno legittimamente prodotto, mentre i secondo ricevono denaro pubblico che agisce in definitiva come metadone di Stato.

Meglio sarebbe stato abbassare le imposte, andando incontro a tutti senza discriminare. Lasciando che fossero famiglie e imprese a decidere quando spendere e quando risparmiare.




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