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La prima può sedere in parlamento senza che la democrazia ne soffra, il secondo invece no • Di solito un pm viene candidato dopo aver servito la giusta causa, magari inconsciamente
di Diego Gabutti
Tratto da Italia Oggi il 20 marzo 2010
C'è da mettersi le mani nei capelli, ammettiamolo, quando sfilano in televisione i candidati del Pdl della libertà ai consigli regionali, provinciali e comunali. Bellone e belloni, abitucci firmati, rimmel unisex, lauree facili, tutti usi a confondere (è la gaffe più diffusa della campagna elettorale) la politica col mondo dello spettacolo, cultura sotto la media. Silvio Berlusconi è un simpaticone, per quanto negli ultimi tempi appaia sempre più cupo; e anche l'idea che si è fatto dell'umanità, per quanto cinica e sgangherata, è a suo modo divertente e sberflona. Tuttavia è giusto chiedersi che cosa ci facciano personagge e personaggi come quelli nei consigli regionali e in parlamento. Ma perché non chiederci anche che cosa ci fanno, seduti in parlamento oppure ben sistemati sulle poltrone delle altre cariche elettive, i magistrati? Giudici, pm, toghe d'ogni colore che occupano mansioni gratificanti e ben remunerate (oltretutto con una certa aria di degnazione, come se stessero facendo un favore alla nazione, che non lo meriterebbe). Soltanto in Puglia, come scriveva ieri il nostro Antonio Calitri, se ne contano quattro o cinque, più o meno quante sono le ex veline, i ballerini di tango con una rosa in bocca e le ex concorrenti al titolo di Miss Italia che rubano, o s'accingono a rubare, uno stipendio da onorevole o da consigliere regionale, comunale, provinciale e via mungendo le risorse pubbliche. Con la differenza che mentre una gagariella o un gagariello, come pure il cavallo di Caligola, se è per questo, possono tranquillamente sedere in parlamento senza che la democrazia, decenza a parte, sia per questo messa a rischio o che si profili qualche preoccupante conflitto tra poteri dello stato, non si può dire lo stesso per un ex pm, che di solito (diciamo pure sempre) si è fatto un nome, prima di candidarsi nelle liste di questo o quel partito, per avere perseguito i politici (raramente processati e ancor più raramente condannati, ma in compenso sempre in attesa di giudizio) dello schieramento avversario. In genere i politici corrotti sono collocati a destra, almeno da quanto ne capiscono i lettori di «Repubblica» e del «Fatto quotidiano», mentre a sinistra ci sono la superiorità antropologica e il primato morale persino quando viene arrestato, per avere incassato tangenti, almeno secondo il solito Tarantini, sia in denaro che in favori sessuali, il vicepresidente della Regione Puglia, Sandro Frisullo, braccio destro di Nichi Vendola (governatore delle Puglie non si capisce più se rientrante o definitivamente uscente) e stretto compagno d'armi di Massimo D'Alema. Un magistrato si segnala, agli occhi dei reclutatori di candidati, per i servizi resi alla giusta causa (di solito per avere messo nei guai qualche nemico del popolo, la cui colpa non è avere commesso il fatto, quale che sia, ma frequentare la chiesa sbagliata). Una velina, male che vada, si segnala perché ha un bel culo, o perché è di costumi rilassati. Idem i velini, che piacciono alle signore, e dentro ogni signora, insieme a un cuore palpitante, c'è anche un'elettrice. Veline e velini sono compatibili con la democrazia; i magistrati meno. Vero che una velina, di solito, non ha particolari qualifiche, oltre alla bella presenza. Ma la sua passione politica può essere sincera. Forse vuole cambiare il mondo: un capo Dolce&Gabbana per tutti, un coiffeur in ogni condominio, un'estetista mutuabile in tutte le Asl. Non si può dire lo stesso dei magistrati, le cui passioni, come hanno ampiamente dimostrato vent'anni di seconda repubblica, sono astratte e giuridiche. Essi non intendono partecipare, tra pari, alla vita politica della nazione. Vogliono modificarne le regole conservando la propria identità di giudici e pubblici ministeri. Una velina, che per entrare in politica ha cambiato mestiere, soltanto per questo è molto più qualificata di qualunque magistrato.