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Giustizia ammalata/1 e /2
Il caso Frisullo e l’assurdità di certi provvedimenti di carcerazione preventiva
Tratto da Il Foglio del 20 marzo 2010
Sandro Frisullo, già vicepresidente della giunta pugliese, è stato arrestato, dopo mesi dall’inizio dell’inchiesta che lo riguarda assieme ad altri indagati, con l’argomento che se restasse libero potrebbe inquinare le prove. I giornali sono pieni di trascrizioni di intercettazioni e di interrogatori che ne demoliscono la personalità e l’attendibilità, e questo fa sorvolare sull’aspetto giuridico, cioè sull’assurdità del provvedimento di carcerazione preventiva. Frisullo non è più assessore, la giunta di cui faceva parte, dopo lo scioglimento del Consiglio regionale per le elezioni, ha solo poteri di ordinaria amministrazione. Come potrebbe dunque inquinare le “prove”? Dalle intercettazioni si evince che Frisullo pensa di poter avere ancora un qualche peso politico, e forse è proprio questa sua convinzione, probabilmente del tutto illusoria, a “giustificare” la misura cautelare. Insomma l’obiettivo è quello di isolarlo, che è uno scopo politico, non giudiziario. D’altra parte se le prove o gli indizi raccolti sono così consistenti, come ha vantato più volte la procura, sembra impossibile “inquinarle”.
Probabilmente, anche in questo caso, come già avvenne per tanti altri, a cominciare da Ottaviano Del Turco, l’impianto accusatorio è assai più fragile di quel che si dice, e si usa il carcere preventivo per indurre gli indagati a confessare, il che è contrario allo spirito della legge. Se poi avviene a quindici giorni dal voto, serve per fare capire a chi vincerà chi è che comanda davvero.
Un altro poderoso castello di carte messo in piedi dalla procura napoletana è crollato rovinosamente. L’inchiesta sulla delibera, peraltro mai attuata, della “Global service” era cominciata con l’arresto di numerosi indagati, tra i quali l’imprenditore Alfredo Romeo, che è stato in carcere per quasi tre mesi e al quale sono state sequestrate le aziende di cui è titolare. Di tutte le accuse roboanti, compresa quella, gravissima, di associazione per delinquere, si è dimostrata l’insussistenza. E’ rimasta solo la gravissima colpa di aver accettato una raccomandazione per l’assunzione di due muratori, per la quale Romeo e il provveditore alle Opere pubbliche della Campania sono stati condannati a due anni, coperti dalla condizionale. Probabilmente anche questa condanna, che sembra un contentino per una procura sconfitta su tutta la linea, finirà riformata in un successivo grado di giudizio.
In sostanza è stato acclarato che quello che era stato descritto come un sistema criminale e affaristico, pervasivo e invincibile, esisteva solo nella fantasia dei magistrati dell’accusa. Nessuno pagherà per i danni umani inflitti agli indagati ingiustamente carcerati, per i danni economici subiti da imprese bloccate per anni nella loro operatività, per quelli politici che hanno colpito i quattro ex assessori napoletani costretti alle dimissioni e al disonore. La procura napoletana continuerà imperterrita, come fa per esempio condannando all’esilio Sandra Mastella. Poi ci sono quelli che gridano all’impunità dei politici.