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Roccella: Ru486, ci sarà un attento monitoraggio

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«Ora le Regioni rispettino la regola del ricovero» • Il sottosegretario alla Salute: dopo il parere tecnico espresso dal Consiglio superiore di sanità, nessuno può sottrarsi alle modalità indicate L'informazione deve essere corretta e dettagliata anche in merito a eventi avversi e possibili complicanze
di Pier Luigi Fornari
Tratto da Avvenire del 20 marzo 2010

Tutelare la salute della donna, scon­giurando che i paletti posti a sua ga­ranzia da una legge dello Stato siano scardinati in modo surrettizio, a prescinde­re dalle decisioni del Parlamento. Il sottose­gretario alla Salute, Eugenia Roccella, spie­ga l’approccio seguito dal governo sull’uso della Ru486 in Italia. Una linea ribadita e rafforzata dall’ultimo parere del Consiglio superiore di sanità (Css) in materia, notifi­cato giovedì dal ministro della Salute, Fer­ruccio Fazio, alle regioni. Il parere conferma che l’unico modo legittimo di usare la Ru486 nel nostro Paese è il ricovero ordinario fino all’avvenuta espulsione del feto.

«Adesso nessuna regione può esimersi da un rigoroso rispetto delle modalità indicate dal Css – argomenta il sottosegretario alla Salute –, perfettamente in linea con i suoi precedenti pronunciamenti e anche con il parere di compatibilità con la legge sull’a­borto già espresso dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. Quel documento, peral­tro, si basava sulle conclusioni dell’indagi­ne svolta dalla commissione Sanità del Se­nato in materia».

Ma per evitare il ricovero ordinario, basta che le donne firmino per uscire dall’ospe­dale...
Se questo avvenisse, come evidenzia il Css, non sarebbero assicurate alle donne le stes­se garanzie dell’aborto chirurgico. Non a­vrebbero, infatti, nessun supporto medico­sanitario di fronte ai sintomi successivi alla somministrazione del farmaco, sarebbero lasciate da sole a valutarli, con grave rischio per la loro salute. La letteratura scientifica a livello internazionale ha documentato che vari decessi sono stati provocati dalla sotto­valutazione delle avvisaglie di una emorra­gia.

La donna – si obietta – non può essere co­stretta a restare in ospedale...
Sarà decisiva l’informazione fornita dalle strutture sanitarie. Il parere del Css implica che essa sia corretta e dettagliata anche in merito agli eventi avversi, gli effetti collate­rali e le possibili complicanze. È evidente che non ci si può limitare ad applicare quel­le indicazioni solo in modo formale e ipo­crita, con un rispetto solo di facciata, in realtà perseguendo solo obiettivi economici, or­ganizzativi o magari politici. Se, di conse­guenza, la donna decidesse di uscire senza conoscere i reali rischi che corre, tornereb­be a porsi il problema della incompatibilità dell’uso della Ru486 con la legge 194.

In che senso?
Il nostro ordinamento non consente né l’a­borto a domicilio né una sua banalizzazio­ne. In Italia l’interruzione volontaria della gravidanza non è un diritto privato e indivi­duale ma un problema di tutta la colletti­vità. La maternità ha un valore sociale. In­fatti per evitare la sua negazione la legge pre­vede tutta una serie di interventi di soste­gno. Questa scelta del legislatore, anche se in buona parte è ancora da attuare, ha già da­to dei frutti. Per questo il numero degli a­borti in Italia è nettamente in controten­denza rispetto agli altri Paesi europei.

Ma in che modo evitare una banalizzazio­ne dell’aborto per via farmacologica?
La conferma da parte del Css della linea se­guita dal governo comporta, adesso, un at­tento monitoraggio della sua applicazione su tutto il territorio nazionale. Dopo la notifi­ca di Fazio dobbiamo chiedere alle regioni di fornire dati dettagliati sull’uso della Ru486, che documentino se esso avverrà effettiva­mente in regime di ricovero ordinario.

Se così non fosse, il governo prevede qual­che intervento straordinario?
Nessun intervento straordinario. È la stessa normativa di mutuo riconoscimento avvia­ta a livello europeo per l’introduzione in I­talia della Ru486 a subordinare l’immissio­ne di farmaci abortivi alla compatibilità con i limiti previsti dalle legislazioni nazionali. Il ministro Sacconi del resto ha già comuni­cato alla Commissione della Ue che l’uso di quella pillola è compatibile con le nostre norme solo a condizione che l’intera proce­dura abortiva si svolga in ospedale. Ma que­sta garanzia non può essere data a priori, deve risultare da una attento monitoraggio dell’assunzione della Ru486.




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