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«Stefano è stato già sepolto. A nostra insaputa»

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La sorella di Cucchi ha scritto una nuova lettera al vescovo Giuseppe Marciante: «Conclusi gli esami che avevamo richiesto perché non erano stati effettuati nella prima autopsia, abbiamo atteso a lungo che ci venisse restituita la salma. E adesso la notizia: lo hanno tumulato 10 giorni fa»
Tratto da Avvenire del 20 marzo 2010

«Con enorme sofferenza abbiamo chiesto la riesumazione della salma di mio fratello per consentire ulteriori esami che non erano stati effettuati nella prima autopsia, perché, guardando il corpo martoriato di Stefano, davvero non potevamo accettare che si continuasse a parlare di ' morte naturale'.

Conclusi gli esami, abbiamo atteso a lungo prima che ci venisse restituita la sua salma ed oggi la notizia: Stefano è stato sepolto dieci giorni fa. Senza che noi sapessimo niente, così com’era già avvenuto quando lo avevano prelevato, come se fosse un oggetto».

È un passaggio della lettera che Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il giovane romano di 31 anni arrestato per droga e morto il 22 ottobre scorso all’ospedale Pertini di Roma dopo una settimana di agonia, ha scritto a monsignor Giuseppe Marciante, vescovo ausiliare per il settore Est di Roma. «Mi rivolgo a Lei che ha dimostrato grande sensibilità sulla tragica vicenda di mio fratello – si legge nella lettera, diffusa ieri – e perchè Stefano, sebbene avesse commesso degli errori, era molto religioso e si è affidato a Dio prima di morire, chiedendo anche una Bibbia, quando credeva che noi lo avessimo abbandonato». Il riferimento alla ' sensibilità' del presule è per la messa che Marciante aveva voluto celebrare in suffragio di Stefano, a seguito della quale Ilaria aveva già scritto al vescovo per ringraziarlo, ricevendo a sua volta una lettera di risposta dallo stesso Marciante.

«Nell’apprendere nuove informazioni su quanto gli è accaduto – scrive dunque la sorella di Cucchi in questa nuova lettera – lo sconforto si fa più intenso, pensando che è stato trattato come un ultimo tra gli ultimi e ci domandiamo come ciò sia stato possibile in un paese che si definisce civile».

«Persone che dovevano prendersi cura di lui e garantirne il rispetto dei diritti - prosegue - hanno fatto in modo che morisse nella solitudine più totale. Monsignore, possibile che tutti si affannino a rilasciare dichiarazioni di discolpa e nessuno pensi che ancora una volta Stefano è stato trattato senza umanità? Mio fratello - prosegue Ilaria nella lettera - è morto solo e continua ad essere solo perchè anche alla sua sepoltura, come era avvenuto durante la sua agonia al Pertini, non ci è stato permesso stargli vicino. È stato sepolto nel silenzio, come se fosse un animale, senza nessuno che dicesse una preghiera per lui. Valeva così poco mio fratello? E vale così poco - conclude la lettera di Ilaria Cucchi - una famiglia distrutta che chiede giustizia?».




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