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Tratto da Avvenire del 20 marzo 2010
Togliere le prostitute dalle strada, come fanno in Spagna dove ci sono locali idonei, ad esempio bar e ristoranti, dove ai piani superiori sono presenti delle stanze utilizzate per questo.
La proposta è di Daniela Santanchè. E solleva subito un piccolo vespaio: non la prendono bene gli esercenti (per la Fipe, si tratta di un’offesa) ed anche il Comitato per i diritti civili delle prostitute ha da ridire («il problema è il riconoscimento dei diritti»). E così arriva la precisazione del neosottosegretario al ministero per l’Attuazione del programma che ritiene di essere stata mal interpretata volendo proporre l’esercizio della professione più antica del mondo nei night club. Nessuna trasformazione dunque di bar e ristoranti in locali a «luci rosse». Solo night club quindi che «dispongono di stanze dove ci si può appartare e dove è possibile esercitare i necessari controlli». Duro il commento di Alessandra Mussolini, presidente della commissione parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza: «È una vergogna. La Santanchè si limiti a scaldare la poltrona che ha gentilmente quanto misteriosamente ottenuto e lasci lavorare il Parlamento». Contrario alla proposta anche Giovanni Paolo Ramonda, responsabile dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII: «Coloro che parlano di regolamentazione del meretricio dimostrano di non conoscere le incredibili sofferenze delle migliaia di donne, molte minorenni, costrette a prostituirsi per soddisfare i bisogni perversi dei dieci milioni di maschi italiani».