il Mascellaro è diventato Miradouro   [leggi perchè]
Da oggi puoi utilizzare l'indirizzo www.miradouro.it
Cristo risorto Medaglia miracolosa
Davide.it ACCESSO FILTRATO A INTERNET

Avviso ai naviganti

Questo non è il sito della
Associazione Culturale
il Mascellaro
.
Per andarci, cliccare
sull'albero qui sotto.

Ritorna il caro-benzina Tutta la verità sui prezzi

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampa

Listini alle stelle, si invoca la riforma. Ecco perchéMentre il petrolio oscilla attorno agli 80 dollari al barile, e ci si avvicina al periodo pasquale, i prezzi della benzina sono tornati oltre quota 1,4 euro
a cura di Massimo Calvi e Pietro Saccò
Tratto da Avvenire del 20 marzo 2010

La tregua è durata una sola settimana. Da venerdì il prezzo della benzi­na è tornato a salire, con l'Agip, il maggiore gruppo della distribuzione in Italia, che ha portato la sua indicazione ai gestori a 1,409 euro al li­tro. Le altre compagnie le sono andate dietro, e ieri solo una aveva un prezzo consigliato sotto gli 1,4 euro al litro. I prezzi sono ai massimi dal­l'ottobre del 2008, mentre rispetto a gennaio oggi il pieno di un'auto con 50 litri di serbatoio costa 5 euro in più. I rincari hanno riaperto le polemiche, tra accuse di speculazioni e difesa delle compagnie. Tutti in­vocano una riforma del sistema di distribuzione che l'Italia aspetta da almeno un decennio. Nell'attesa noi proviamo a fare chiarezza.

1 Quella della «doppia velocità» dei prezzi di petrolio e benzi­na è una sensazione diffusa tra automobilisti e consumatori, ma è difficile dimostrare rilevanti a­nomalie. Le ragioni sono principal­mente due: il prezzo di riferimento della materia prima per la benzina non è quello del petrolio, ma del­l’indice internazionale Platts, che re­gistra il prezzo medio a cui vengo­no venduti i prodotti raffinati dal pe­trolio e il cui andamento è spesso divergente rispetto alle quotazioni del greggio; inoltre, i barili di petro­lio sono pagati in dollari, mentre il prezzo della nostra benzina è in eu­ro, e dunque nel fare paragoni si de­ve tenere conto della variazione dei cambi. Grandi speculazioni si pos­sono verificare a monte, sui listini del greggio o nelle fasi di estrazione. Oppure nel passaggio della raffina­zione, dove tra scorte e stoccaggi i raffinatori possono compiere ma­novre ardite, quando sui mercati del greggio si registrano variazioni e­streme. L’effetto di questi interven­ti, in realtà, può essere importante sui grandi numeri, ma non è così e­vidente sul prezzo finale della ben­zina, che può essere confrontato con quello di altri Paesi. Una recente in­dagine dell’autorità Antitrust non ha trovato prove di distorsioni del mercato, e il presidente Antonio Catricalà ha dichiarato di pensa­re che ci sia qualcosa di anoma­­lo, ma che «i petrolieri riescono a produrre studi e ricerche che dimostrano il contrario».

2 Il fenomeno si verifica abbastanza puntual­mente. E non è esclu­so che le compagnie ne approfittino. Tuttavia, anche in questo caso, stu­di seri che possano dimo­strarlo sono difficili da tro­vare. Di certo c’è che, co­me avviene per i titoli delle società quotate, per i pomodori o i prezzi del­le case, anche il merca­to della benzina deve sottostare alla logica della domanda e del­­l’offerta: quando la do­manda aumenta cresce anche il prezzo, e vice­versa. La pazza altalena del valore del barile di petrolio tra il 2007 e il 2008 – con punte massi­me di 147 dollari e cadute fino a 36 dollari – è stata do­vuta a grossi fenomeni di spe­culazione sui mercati da parte di grandi investitori come gli

hedge fund, ma a determinare il crollo è stato anche il calo della do­manda mondiale provocato dalla re­cessione. Decisivo resta così il nodo delle raffinerie (in Italia ne abbiamo 16, ma il settore è in forte crisi), pas­saggio obbligato per trasformare il greggio in benzina e gasolio. Fun­zionano come un imbuto: quando faticano nel far fronte alla doman­da, come avviene agli inizi dell’in­verno per l’accensione degli im­pianti di riscaldamento, o quando devono mandare ai distributori il carburante per le auto pronte a par­tire per le vacanze, i prezzi vanno in tensione. Anche per questo non sempre il prezzo della benzina e quello del Platts si muovono in pa­rallelo.

3 L’accisa sulla benzina negli anni è stata gonfiata di volta in volta dai governi per racco­gliere rapidamente denaro. La guerra d’Abissinia è la voce più in- credibile, ma stiamo ancora pagan­do per finanziare la solidarietà ai di­sastrati dei terremoti del Friuli (an­no 1976) o dell’alluvione di Firenze del 1966. In realtà tutte le voci del­l’accisa sono state unificate con un decreto legge del 1995, che fissava il valore della tassa sulla benzina a po­co più di 1.000 lire, cioè 51,8 cente­simi di euro. L’imposta è stata por­tata a 54,2 centesimi nel 2001, a 55,9 nel 2003 (per il rinnovo del contrat­to dei tranvieri) e a 56,4 centesimi nel giugno 2001, per «misure urgenti di tutela ambientale». Sui carburanti si paga anche una «tassa sulla tassa», visto che l’Iva della benzina si ap­plica anche all’accisa. In sostanza, se prendiamo i prezzi dell’8 marzo scorso, quando un litro di «verde» costava 1,352 euro, il prezzo indu­striale risultava di 56,3 centesimi, l’accisa di 56,4 centesimi l’Iva di 22,5 centesimi. In pratica su 50 euro di pieno, 29,15 euro (il 58,3%), se ne vanno in tasse.

4 Tra i Paesi dell’area euro, te­nendo come riferimento i prezzi dell’8 marzo, l’Italia con 1,352 euro al litro risultava al quinto posto tra i Paesi con la ben­zina più cara, dietro Olanda (1,480 al litro), Grecia (1,369), Finlandia e Germania (1,363). Le differenze so­no dovute soprattutto a ragioni fi­scali, dato che i 77 centesimi medi di tasse su ogni litro pagati dagli ita­liani nel 2009 sono più della media europea (che è stata di 66,2 centesi-

5mi), ma in linea con quello delle al­tre grandi nazioni: 85,6 centesimi al litro le tasse dei tedeschi, 80,4 cen­tesimi quelle dei francesi. Il vero pro­blema italiano, dunque, è il prezzo industriale, che al netto delle tasse non ha pari in Europa. La differen­za tra il nostro prezzo industriale e quello europeo ha registrato una media di 3,47 centesimi tra il 2005 e il 2009 (anche se nell’ultima rileva­zione, quella del 15 marzo, è scesa a 2,6 centesimi). È il cosiddetto «stac­co » italiano, ed è particolarmente e­levato. Tutti gli sforzi, oggi, sono o­rientati a ridurre questo divario.

Il prezzo Platts per la materia prima è rilevato a livello in­ternazionale. Più importante per capire chi guadagna sui carburanti risulta invece la voce «ri­cavi industriali», che vale circa 14,7 centesimi su 1,236 euro al litro, cir­ca il 12%. Questa voce copre vari co­sti: il margine per il gestore della pompa (4,4 centesimi), il costo del­la distribuzione e del trasporto (1,1), i soldi investiti sul punto vendita (5,3), tasse e canoni (1,1), promo­zioni, spese per le carte di credito e pubblicità (1,3), manutenzione de­gli impianti (0,5). Resta 1 centesimo, l’utile netto della compagnia petro­lifera. Una cifra minima, che diven­ta enorme se si considera che l’an­no scorso in Italia sono stati consu­mati circa 40 miliardi di litri di car­burante, ma che su un rifornimen­to da 50 litri incide per circa 50 cen­tesimi. Il centro studi bolognese Pro­meteia ha confrontato i prezzi di pe­trolio e benzina dal 1997 al 2009 ed è arrivata alla conclusione che non vi sono anomalie degne di nota.

6 Per ridurre il « divario » con l’Europa occorre concentrar­si sulla riforma del sistema di distribuzione. La pensano co­sì anche le maggiori associazioni dei consumatori, che invocano gli effetti benefici di una maggiore pre­senza di distributori nei supermer­cati (Federconsumatori) o su ridu­zioni della componente fiscale (le chiede l’Adoc). Secondo uno stu­dio di Nomisma Energia, i 3,5 cen­tesimi di stacco con l’Europa pos­sono essere recuperati con varie a­zioni. Eccole. Una maggiore diffu­sione dei distributori nei super­mercati porterebbe risparmi da 0,6 centesimi al litro, una riduzione della nostra rete (che conta 22.800 pompe contro le 12.700 della Fran­cia e le 14-800 della Germania) ta­glierebbe il prezzo di altri 0,7 cen­tesimi. Un altro centesimo si po­trebbe ottenere permettendo ai di­stributori di vendere più prodotti diversi dalla benzina, dai giornali ai tabacchi, e un ulteriore rispar­mio da 1,1 centesimi sarebbe ga­rantito da un maggiore uso del self­service, da noi usato nel 29% dei casi contro una media europea che arriva al 90%. Tutti punti, questi, al­lo studio del ministero dello Svi­luppo economico che da mesi, as­sieme all’Unione petrolifera e alle associazioni dei consumatori pre­para una riforma del settore. Tra le proposte c’è anche quella di ag­giornare i prezzi solo settimanal­mente. Nel frattempo, chi cerca ri­sparmi sicuri può rivolgersi alle « pompe bianche » , stazioni di di­stribuzione indipendenti che rie­scono a fare prezzi inferiori a quel­li delle compagnie tradizionali. Si può trovare la stazione più econo­mica del proprio quartiere sul sito www.prezzibenzina.it, aggiornato quotidianamente. Informarsi, è il miglior modo per risparmiare.




I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori.
Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari.

Tutto il materiale presente su miradouro.it, mascellaro.it, mascellaro.eu è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d'uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato vivamente di comunicarcelo via e-mail (nella sezione "Contattaci") attestando le sue dichiarazioni comprovate.

Quanto pubblicato in queste pagine e che non competa il nostro ingegno, è dichiarato nella voce "tratto da" o "fonte" presente in testa al contributo proposto o al piede.

Seguite il Miradouro su Twitter

Premium Drupal Themes by Adaptivethemes