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Busi in tv salta il tappo par condicio

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di Gianluca Nicoletti
Tratto da La Stampa del 19 marzo 2010

Aldo Busi ha finalmente ottenuto l’anatema che tanto ha cercato.

Ora nel martirologio degli eretici potrà giganteggiare come vittima sacrificale per eccellenza, offuscando le ultime agiografie degli esclusi, dei reietti, degli azzittiti, epurati, dimezzati, ridotti.

È stato un colpo d'ala magistrale, ammesso che il suo scopo sia stato quello di trattare il fluido mediatico come la formaldeide che è usata per dare vita apparente alle salme. Altrimenti se avesse voluto veramente lanciare un messaggio dirompente, non avrebbe sferrato un attacco al vertice così carente di arguzia. Forse nemmeno aveva premeditato fino in fondo quelle parole su Ratzinger, al limite a Busi sarebbe bastato tenere il Papa fuori della sua arringa contro la Chiesa in nome della libera adozione per i gay, e forse se la sarebbe cavata con la solita pubblica abiura per chi oltraggia la religione, come un qualsiasi bestemmiatore da reality.

Avrebbe potuto così anche lui sedere nel divanetto dei reduci, accanto alla Lecciso e a qualche altro sopravvissuto di minor fama, quindi continuare ad esistere per il grande pubblico della tv generalista. In fondo questo accomunava lo scrittore con la ridda plebea di ex noti o sconosciuti, come tronisti, culturisti, subrettine e nonnette al silicone da cui aveva così decisamente preso le distanze prima di pronunciare il suo cosmico oltraggio.

Eppure lo sapeva Busi che, dopo aver mandato sull'isola della riesumazione dei morti di fama ogni residuo dello star system televisivo, l'intellettuale e scrittore ci stava anche bene per sparigliare il già visto, ma pure una salutare rinfrescatina al «servizio pubblico» in fase appannata. La parte che si aspettava, però Aldo Busi non l'ha tenuta nemmeno un istante, anzi ha capovolto completamente il suo ruolo e si è trasformato in un satiro coprolalico, infoiato fino allo spasimo di Simona Ventura.

Nessuno avrebbe protestato se avesse continuato a declamare i suoi poemi al pelo pubico della bionda signora, anzi il fatto che a trattare la Simo da oggetto sessuale fosse un gay dichiarato metteva pure a posto tutte le coscienze, era una farsa e quindi la virtù della sacerdotessa sui trampoli sarebbe comunque stata salva.

Alla quarta fatidica puntata però… Con due parole ha provocato uno scavallamento di ruolo irreversibile. Ha messo in mezzo il Papa in contesto così poco «da intellettuale» che ha provocato l'immediato e cocente sdegno corale da parte dei tanti politici di ogni segno che ieri hanno, grazie a Busi l'apostata, lenito la loro crisi d'astinenza da dichiarazione indignata.

All'unisono hanno richiesto la pena suprema. Sia scomunicato il reprobo che ha rotto l'idillio della tv profumata dall'arbre magique della par condicio. La Rai ha così preso al volo l'occasione di punirne uno per educarne cento. Ora Busi è esiliato da tutte le televisioni dell'Impero e vagherà «Esecrato, maledetto ed espulso», ma a differenza di Spinoza, solo fino alla prossima catartica ospitata riparatrice.




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