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di Marco Ferrante
Tratto da Il Riformista del 18 marzo 2010
Il primo atto di responsabilità pubblica sul caso della morte di Stefano Cucchi arriva dalla commissione parlamentare sul Servizio sanitario nazionale presieduta dal senatore Ignazio Marino.
L'indagine parlamentare ha concluso che Stefano Cucchi è morto per disidratazione, e cioè che si è trattato di una morte evitabile. Marino ha spiegato che «c'è la piena convinzione che in questa vicenda sono prevalsi gli aspetti cautelativi rispetto a quelli sanitari».
Stefano Cucchi fu arrestato per detenzione di stupefacenti. È morto a trentun anni, dopo essere stato ricoverato in ospedale a seguito di lesioni causate presumibilmente da percosse in carcere. Fu tenuto in custodia prima dai carabinieri che lo arrestarono, poi dalla polizia penitenziaria di Regina Coeli, e infine dal personale medico dell'ospedale Sandro Pertini dove fu trasferito in stato di arresto. Marino dice che non furono le lesioni a uccidere Cucchi, ma l'insufficienza di cure ospedaliere: «Gli standard della pratica medica non sono applicati nelle misure cautelative», ha spiegato. Quando Cucchi arrivò al Sandro Pertini pesava 52 chili, quando morì 42. Siccome non gli facevano vedere l'avvocato e i familiari, cominciò uno sciopero della fame e della sete, causa della disidratazione e di un blocco renale. Mentre questo accadeva, il personale medico non lo soccorse, la rianimazione fu effettuata dopo almeno due ore dalla morte. Per alcuni giorni le istituzioni coinvolte, carabinieri, polizia penitenziaria e direzione dell'ospedale si rimpallarono ogni addebito.
Dunque per la prima volta dalla scomparsa del ragazzo, avvenuta cinque mesi fa, un pezzo delle istituzioni dello Stato, una commissione parlamentare, dà una indicazione di responsabilità. Di questo va dato atto ai commissari che hanno votato all'unanimità la relazione finale, e al presidente Marino. Ora vedremo che cosa succederà. Ieri la procura della Repubblica di Roma ha ricevuto gli atti della commissione. Adesso tocca alla magistratura.