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Trani, Napolitano cerca pace

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di Francesco Capozza
Tratto da cronache di Liberal del 18 marzo 2010

Alla fine anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - dopo il suo vice a capo del Csm, Nicola Mancino - è intervenuto con una ferma messa a punto sulla polemica innescata dalla decisione di Palazzo dei Marescialli di aprire una pratica sugli ispettori mandati dal Guardasigilli a Trani.

Decisione che aveva portato ad uno scontro con il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che aveva parlato di violazione della Costituzione da parte del Consiglio superiore della magistratura. In una nota Napolitano, spiega che «la richiesta sottoscritta dalla gran parte dei membri del Consiglio per l'apertura di una "pratica"inerente l'ispezione disposta dal ministro della Giustizia presso la Procura della Repubblica di Trani non poteva discutersi, mancandone i presupposti, come apertura di una "pratica a tutela" qual è concepita nelle rigorose formulazioni di recente introdotte nel regolamento del Csm; ed è stata perciò correttamente assegnata alla VI Commissione, competente per questioni di carattere generale connesse a rapporti istituzionali».

Il capo dello Stato sottolinea che il Csm «può prendere in esame le relazioni conclusive delle inchieste amministrative eseguite dall'Ispettorato generale presso il ministero della Giustizia», ma non pronunciarsi preventivamente sullo svolgimento di dette inchieste. Così come queste non possono interferire nell'attività di indagine di qualsiasi Procura, esistendo nell'ordinamento i rimedi opportuni nei confronti di eventuali violazioni compiute dai magistrati titolari dei procedimenti. «Il Csm - ha sottolineato Napolitano - può solo richiamare gli orientamenti generali circa i rapporti fra segreto di indagine e poteri dell'Ispettorato». Tali indicazioni sono d'altronde «ben chiare a chi svolge attività ispettiva per conto del Ministero della Giustizia e a chi dirige la Procura di Trani, che le ha infatti in questi giorni pubblicamente richiamate». L'anomalia della richiesta di aprire una pratica a tutela inseguito alla decisione di inviare gli ispettori a Trani era stata sottolineata non solo dal ministero della Giustizia ma anche da i consiglieri laici del Csm che si erano opposti alla decisione assunta a maggioranza dal Consiglio. Particolarmente combattivo Michele Saponara, che aveva tra l'altro denunciato il tentativo di «intimidire» Alfano. Poi, come Napolitano segnala nella sua nota, i vertici del Csm hanno riportato su binari "corretti" l'iniziativa dei consiglieri assegnando la pratica alla VI commissione.

La presa di posizione del capo dello Stato ha fatto seguito ad una nota di Nicola Mancino in cui si precisa che è stata scelta la VI Commissione consiliare e non la I, come pure era stato richiesto, proprio per «evitare di dare l'impressione di prendere posizione a tutela dei magistrati di Trani e contro gli ispettori ministeriali. Allo stato perciò non siamo di fronte ad una pratica a tutela aperta in seguito ad una presunta ma inesistente lite contro gli ispettori». È lo stesso capo del- la procura di Trani Carlo Maria Capristo a negare che vi siano stati contrasti con gli ispettori mandati da Alfano, con i quali - dice - c'è stato un clima di «leale collaborazione». Il procuratore ha poi precisato che «leale collaborazione significa il rispetto delle regole da parte di tutti». Il pm Michele Ruggiero ha invece ribadito come agli 007 inviati da Roma non sia stata dato alcun documento dell'inchiesta. «Tutto quello che gli indagati non possono conoscere, non lo possono conoscere nemmeno gli ispettori».

A quanto sembra, nonostante Alfano apprezzi le parole di Napolitano e Mancino, sull'ispezione alla procura di Trani la tensione tra via Arenula e Palazzo dei Marescialli è nei fatti. Per Alfano, va ricordato, «piuttosto che aprire una pratica per controllare perché presso un ufficio giudiziario vi sia stata una gravissima violazione del segreto d'indagine, anzichè verificare come e perché il Presidente del Consiglio, ministri e parlamentari siano stati intercettati e le telefonate invece di essere distrutte siano state messe a disposizione dei giornalisti, anzichè investigare su come sia possibile che la competenza territoriale di questi fatti sia a Trani in palese violazione di legge, anzichè verificare come sia possibile un'accusa sortita contro il premier a pochi giorni dalle elezioni, il Csm apre una pratica sull'attività degli ispettori». E se da più parti si cerca di svelenire i toni c'è chi, come il segretario democratico Pierluigi Bersani, continua a non accettare quello che è venuto fuori dagli incartamenti e dalle intercettazioni. «Bisogna lasciare la tv agli spettatori - dice il leader del Pd - è desolante vedere un capo del governo che passa il suo tempo attorno a trasmissioni più o meno fastidiose che tutti i leader mondiali, naturalmente in paesi democratici, sono abituati a vedere». «È inutile - sostiene Bersani - che Berlusconi faccia la vittima, il problema è come fa il capo del governo. Lui fa il capopopolo, il caporedattore, il capo azienda... ogni giorno c'è un episodio diverso ma gira intorno al problema di come il premier svolge il suo lavoro. Ma il paese non può essere governato così da urla, dal frastuono e dalle promesse vacue che sentiremo nei prossimi giorni».


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