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di Isabella Bossi Fedrigotti
Tratto da Il Corriere della Sera del 18 marzo 2010
Quando c’è un figlio drogato in casa, un drogato duro, drogato recidivo, si sa che è come se una maledizione scendesse su di essa simile a una nuvola avvelenata, tanto che, non solo non vi può più essere vita spensierata tra quelle mura, ma non raramente la casa stessa esplode e si disintegra.
Esplode, cioè, la famiglia, incapace di reggere la malasorte di un figlio fuori di testa, non più lui, estraneo intrattabile e irriconoscibile, se non infido nemico, addirittura, dal quale guardarsi con cautela. Si separano, allora, spesso, i genitori, i fratelli cercano di prendere più che possono la porta, e gli amici — quelli puliti — si affrettano a disertare il domicilio.
Forse però succede anche di peggio se drogati sono i genitori, la madre oppure il padre o anche chi ne ha preso il posto, il nuovo compagno della mamma, il convivente, il patrigno. Anzi, di sicuro succede di molto peggio perché la parte lesa — sono ragazzi e bambini — è infinitamente più debole, non si può difendere, non sa dove nascondersi, non può, come possono gli adulti, semplicemente andare via di casa e tantomeno convincere i suoi a farsi curare, a farsi disintossicare una buona volta, per salvare la vita a tutti quanti.
A maggior ragione capita di peggio, di infinitamente peggio, se il figlio di genitori tossici è piccolo, così piccolo — come quello che a Genova è stato malmenato a morte, in un raptus esacerbato di droga e di rabbia, da chi avrebbe, invece, dovuto proteggerlo con ogni cura — da non capire che a un certo punto è meglio smettere di piangere e cercare rifugio in qualche cantuccio scuro della casa e non, invece, continuare a esasperare i grandi, già nervosi, già pieni di coca, irascibili e imprevedibili, con altri capricci, altri strilli e altre lacrime.
Alla fila già tragicamente lunga delle vittime della droga si aggiunge, dunque, questo povero minuscolo martire della micidiale polvere che induce, in non troppo rari casi estremi, i figli ad ammazzare i genitori e — forse ancora più contro natura — i genitori ad ammazzare i figli, perfino quelli appena nati, i più innocenti tra gli innocenti, fosse anche solo per zittirli: e così facili da zittire definitivamente con un paio di schiaffoni. Il cartello nazionale e internazionale dei narcos può, perciò, fare un'ennesima tacca alla sua pistola aggiungendo una nuova — piccola — tomba nello sconfinato suo cimitero dell'umanità suicida e omicida.