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Il Cavaliere insegue l’unità difficile del centrodestra

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di Massimo Franco
Tratto da Il Corriere della Sera del 18 marzo 2010

La verità ufficiale parla di un centrodestra proteso e compatto verso il traguardo elettorale del 28 e 29 marzo; col premier confortato da quella che definisce la sconfessione del Csm da parte di Giorgio Napolitano sull’inchiesta di Trani che lo riguarda.

La presenza di Umberto Bossi sul palco della manifestazione di sabato in piazza San Giovanni, a Roma, certifica l’unità, non scalfita dall’assenza «istituzionale» di Gianfranco Fini. Ma le critiche del leader leghista ad una «Lombardia in crisi» ripropongono la competizione col Pdl. E fra presidente del Consiglio e della Camera rimane una tensione palpabile. Decisivi saranno i risultati.

La sensazione è che i rischi di una rottura aumenteranno in caso di esito deludente. Già adesso, però, si tratti di guerra dei nervi tattica o di convinzione, i percorsi del Cavaliere e di Fini sono giudicati «antitetici». Gli uomini più vicini a Berlusconi intravedono nelle mosse della terza carica dello Stato un atteggiamento che prelude alla resa dei conti. Su questo sfondo, pur capendo i motivi dell’assenza finiana il 20 marzo, dai vertici del Pdl filtrano congetture avvelenate. Il sospetto è che qualcuno lavori per un successo a metà della «piazza». E la nascita di «Generazione Italia», il movimento di Fini, acuisce la diffidenza. Non è bastato precisare che non si tratta di una corrente in guerra con Berlusconi. L’obiettivo dichiarato di rafforzare la leadership dell’ex capo di An alimenta il timore che il Pdl possa trovarsi presto in un vicolo cieco. Il premier sembra intenzionato a non farsi delegittimare; e conta su una scelta di campo a suo favore di gran parte della dirigenza e dell’elettorato ex An.

Perfino un’eventuale crescita della Lega a spese del Pdl viene imputata preventivamente alle «stranezze» politiche finiane. È uno scontro che incrocia l’alleanza fra il Cavaliere e la Lega. Le scintille di ieri in aula tra Fini e il leghista Gibelli, ripreso perché aveva attaccato Antonio Di Pietro, sono indicative. «Non s’era mai visto», dice Dario Franceschini del Pd, «l’applauso della maggioranza in polemica col presidente della Camera». È la conferma dell’idiosincrasia verso un Fini che segnala la deriva del federalismo fiscale verso una «secessione morbida». E sembra alludere alla strategia del Carroccio come un’incognita per l’unità nazionale: quella «padanizzazione del Nord» sulla quale insiste anche Pier Ferdinando Casini dell’Udc. Può darsi che alla fine Berlusconi e Fini si accorgano di nuovo di non poter rompere. Già partono appelli affinché non si dividano. Ma intanto Sandro Bondi, coordinatore del Pdl, fa degli «auguri» di ghiaccio a «Generazione Italia». Ed invita a puntellare Berlusconi. Fini, però, ormai ha scelto di parlare soprattutto di futuro, quasi archiviano una fase del Pdl. Per paradosso, l’assenza di altre elezioni dal 29 marzo al 2013 può contribuire a destabilizzare gli equilibri della maggioranza. Dà infatti tre anni di tempo a chi punta a costruire qualcosa di diverso, con o senza l’assenso del presidente del Consiglio.




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