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di Gianfranco Amato
Tratto da Avvenire del 18 marzo 2010
Giovedì scorso Avvenire pubblicava un mio intervento con il quale denunciavo i rischi derivanti dal commercio della pillola EllaOne, sotto il profilo giuridico.
In particolare, ravvisavo nell’omissione della comunicazione circa i potenziali effetti abortivi, l’ipotesi di una pratica commerciale scorretta secondo quando sancisce il Codice del Consumo e la direttiva europea 2005/29/Ce dell’11 maggio 2005.
Molto spesso la realtà è assai più veloce della nostra capacità di giudizio. Le cose accadono e si susseguono così rapidamente che a volte non abbiamo neppure il tempo di ponderare, analizzare, valutare sotto i molteplici punti di vista gli episodi che ci provocano un giudizio. Questo vale soprattutto nel campo della bioetica dove l’accelerazione ha raggiunto ritmi impressionanti, consegnandoci episodi quasi quotidiani nei confronti dei quali non sempre riusciamo ad avere il tempo per la dovuta ponderazione che meriterebbero.
Un’altra riflessione è che quando riusciamo a focalizzare un tema e a sviscerarne tutti gli aspetti inquietanti, rischiamo di essere assaliti da una sorta di sconforto. Soprattutto quando in gioco ci sono, come nel caso di EllaOne, interessi economici da capogiro e una potentissima ammiraglia della flotta farmaceutica internazionale come la Hra Pharma.
In questo caso, la tentazione, spesso, è quella di adagiarsi in un’inesorabile rassegnazione, abbandonando prospettive che appaiono donchisciottesche. Ma contrariamente a ogni aspettativa, la pubblicazione dell’articolo su Avvenire ha avuto un effetto imprevisto. Mi sono trovato letteralmente inondato da email, sms, lettere di amici, di sconosciuti, di associazioni che hanno voluto informarsi, incoraggiarmi nel proseguire la battaglia anche in sede legale, o semplicemente attestare il proprio apprezzamento per la denuncia. Ho ricevuto da parte di autorevoli personalità del mondo scientifico l’offerta di una consulenza tecnica, la disponibilità a fornire pareri, a elaborare relazioni. Numerosi sono stati gli appelli a non desistere. Tanti, soprattutto associazioni, hanno messo a disposizione i propri siti web per comunicare attraverso Internet eventuali sviluppi, nel caso si decidesse un’iniziativa giudiziaria contro EllaOne. Mi hanno segnalato un gran numero di contatti email. E c’è persino chi ha offerto un contributo finanziario per sostenere una possibile azione legale contro la Hra Pharma.
La questione ha superato anche i confini nazionali. Grazie a un’idea di Josephine Quintavalle, direttrice del Core (Comment on reproductive ethics), organizzazione britannica pro-life, si sta pensando a una denuncia della pratica commerciale ingannevole di EllaOne in altri Paesi dell’Unione, a cominciare proprio dalla Gran Bretagna. Si sta pensando anche all’iniziativa di una protesta comune, magari da sollevare contemporaneamente nei diversi Paesi. Nei prossimi giorni intendo inoltrare un esposto all’Autorità garante della concorrenza e del mercato contro la pillola EllaOne della società farmaceutica Hra Pharma. A questo punto, ritengo di doverlo fare anche per rispetto dei tanti che si stanno mobilitando attorno a questa vicenda. è vita vi terrà aggiornati.