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Tratto da Avvenire del 18 marzo 2010
Lecco. Si complica ulteriormente il caso della scuola materna paritaria “Redaelli” di Cesana Brianza (Lecco), che il sindaco vorrebbe statalizzare, sfrattando l’ente morale, che la gestisce da 130 anni, dai locali dell’amministrazione.
Sul caso è stata presentata un’interrogazione al ministro Gelmini, che, nella risposta, ha ribadito tutte le perplessità sul progetto. Ciò nonostante, il sindaco Pier Giuseppe Castelnuovo è deciso ad andare avanti. «Si fermi», è invece l’appello della Fism, la Federazione delle scuole materne non statali a cui aderisce l’asilo “Redaelli”, che ricorda ai cittadini che, in caso di statalizzazione della scuola, i costi per le famiglie «sarebbero più che raddoppiati». (P. Fer.)
dal sito dell'On. Raffaello Vignali
Sabato scorso, sul Giornale di Erba, il Sindaco di Cesana Brianza Piergiuseppe Castelnuovo “ha deciso di raccontare la verità. La sua verità”. Proprio così, la sua, che però è clamorosamente contraddetta dai fatti.
Ecco la prima bugia. Il Sindaco dice di non avere mai voluto statalizzare il Redaelli. Partiamo dalle sue stesse dichiarazioni dell’aprile 2009, nelle quali spiega di avere rivolto all’Ente “precise richieste”:
“1. la convenzione in essere è scaduta il 30.06.2008 e va pertanto rivista: in occasione di ciò chiediamo che si possa rivedere anche lo STATUTO, ormai datato della scuola. La nostra richiesta è di prevedere, all’interno del consiglio dell’Ente, due posti per due figure legate all’Amministrazione Comunale (il Presidente e un Consigliere). Tutto questo affinché il principale Ente finanziatore della scuola possa avere voce in capitolo all’interno dell’organo decisionale dell’asilo e non soltanto un rappresentante senza diritto di voto come è stato finora;
2. dopo la modifica dello Statuto e il rinnovo della convenzione scaduta, il Comune si impegna a erogare ancora tutto il contributo necessario fino all’anno scolastico 2009/2010 (…)
3. nel frattempo, entro il termine ultimo del 31.07.2009 (termine ultimo) il nuovo Consiglio dell’Ente proporrà al Dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Pusiano di intraprendere il cammino per la richiesta di statalizzazione (…).”
In queste parole del sindaco è espressa benissimo la volontà di mettere le mani sull’ente per distruggerlo di fatto.
Ed ecco la seconda bugia: “Noi nel CdA abbiamo un rappresentante solo, che non ha nemmeno diritto al voto”. Anche questa affermazione è assolutamente falsa. Tutti e cinque i consiglieri – compreso quello in rappresentanza del Comune – hanno diritto di voto. Semmai il Sindaco deve spiegare perché ha revocato la propria rappresentante.
Terza bugia. Il comune non dà 80.000 euro all’anno al Redaelli. Ne dà la metà! E non li dà al Redaelli, ma alle famiglie dei bambini! Quanto al Redaelli, non ha nessun interesse privato e svolge a pieno titolo una funzione pubblica, come prevede la legge della parità scolastica, quanto il Comune.
Quarta bugia. Le suore non sono state cacciate. Certo, il fatto che ne siano venute immediatamente delle altre ha toltoal sindaco una motivazione: diceva che la mancanza delle suore avrebbe compromesso l’aspetto educativo della scuola…
Infine, il Sindaco afferma che la statalizzazione (che non credo proprio ci sarà…) farà risparmiare le famiglie. Oggi le famiglie pagano 90 euro al mese, pasti compresi. Bene, solo la mensa (che sembra essere il vero interesse, non dichiarato, di questa amministrazione) costerà oltre 4 euro al giorno, che in 22 giorni di scuola al mese, ammonta a 88 euro.
Per quanto riguarda il mio coinvolgimento in questa vicenda, vorrei far sapere a questo sindaco:
1) che non sono così cieco da non vedere quello che sta accedendo a Cesana Brianza, dove un’amministrazione, che non trova pari nemmeno in quelle del PCI emiliano-romagnolo degli anni ’70, sta violentando la libertà di educazione dei genitori e la libertà delle forme sociali;
2) non sono così scemo da strumentalizzare elettoralisticamente questa vicenda (che interesse avrei in campagna elettorale ad andare contro un sindaco che – dopo aver frequentato in modo peripatetico tutti i partiti – è approdato un anno fa nel PDL solo per farsi eleggere in Provincia con i nostri voti?);
3) quanto ad essere sollecitato da qualche “nobildonna”, preferisco ascoltare persone nobili d’animo impegnate nella società per rispondere ai bisogni delle persone, che amministratori meschini;
4) io sto con la gente e da sempre difendo la libertà di educazione; come del resto fa la Chiesa, che il sindaco non si vergogna di attaccare.
Infine vorrei fargli una domanda: dal momento che il suo sondaggio è carta straccia e non ha nessun valore né sostanziale, né formale, perché non indice un regolare referendum sulla popolazione? Regolare, come prevede lo Statuto del Comune, che al contrario, non prevede i sondaggi. Si faccia il referendum: se la popolazione di Cesana dirà no al Redaelli, l’Ente morale si ritirerà in buon ordine. Ma se dirà il di sì, il Sindaco dovrà dimettersi. Vediamo se il sindaco avrà questo coraggio.
PS.: quanto alla minaccia di andare alla Procura della Repubblica, metodo intimidatorio tipico dell’atteggiamento di questa amministrazione, il Sindaco ci vada pure, ma stia attento a non restarci troppo…
Questo articolo è stato pubblicato Lunedì, 15 Marzo 2010 alle 13:52
“La risposta del Ministro alla mia interrogazione è molto chiara: il Comune di Cesana ha compiuto non uno, ma quattro violazioni della legge. 1). ha raccolto iscrizioni (o preiscrizioni) senza poterlo fare (non essendo una scuola); 2) lo ha fatto a partire dal 3 marzo, a termini di legge scaduti il 26 febbraio; 3) ha indotto alcuni genitori che erano in buonafede e preoccupati per i propri bambini a compiere un atto senza alcun valore; 4) MA SOPRATTUTTO HA FATTO QUESTO SAPENDO DALLA LETTERA DEL DIRIGENTE SCOLASTICO DI NON AVER ALCUN DIRITTO DI FARLO!”, così l’onorevole del PdL Raffaello Vignali commenta la risposta del Ministero dell’Istruzione all’interrogazione da lui stesso presentata in merito alle note vicende che investono la scuola materna di Cesana Brianza.
“Questo soprattutto dimostra che quella di Cesana è un’amministrazione in malafede e senza scrupoli: non si può giocare in questo modo con i servizi alle famiglie, soprattutto quando ci sono in gioco i diritti dei bambini! – prosegue Vignali - La risposta del Ministero è più che chiara: la scuola statale a Cesana non ci sarà. L’unica alternativa è quella di proseguire con l’Ente morale “G. Redaelli” o di non avere una scuola dell’infanzia a Cesana. Mi appello ai Consiglieri di maggioranza di Cesana Brianza: agiscano ora chiedendo al Sindaco di assumere una posizione di responsabilità in tempi rapidi. Oppure si torni a votare.”
Questo articolo è stato pubblicato Martedì, 16 Marzo 2010 alle 17:18