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«Morto per disidratazione dopo sei giorni di agonia»

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Sul corpo di Stefano i segni di traumi «probabilmente inferti»
di Luca Liverani
Tratto da Avvenire del 18 marzo 2010

A provocare la morte di Stefa­no Cucchi è stata una «grave condizione di disidratazio­ne». Sul volto e sulle vertebre i segni di traumi, «probabilmente inferti». Il suo rifiuto di cure e cibo «non è inte­so a non curarsi, ma è strumentale a ottenere contatti con l’avvocato». E il giorno prima della sua morte «nes­sun medico» capisce che è a «un pun­to di non ritorno». Proveranno a ria­nimarlo, ma quando «è morto da tem­po». Sono le conclusioni, approvate all’unanimità, della Commissione parlamentare di inchiesta sull’effica­cia, l’efficienza e l’appropriatezza del­le cure prestate a Stefano Cucchi. La relazione ora andrà alla Procura e al presidente del Senato, Renato Schifa­ni. «Le botte non sono state letali – commenta Fabio Anselmo, legale dei Cucchi – ma è evidente che se non fosse stato picchiato non sarebbe fi­nito al Pertini e non avrebbe avuto bi­sogno di quell’assistenza che gli è sta­ta negata». Traumi recenti, dunque: «Nelle autopsie si parlò perfino di malformazioni congenite...».

Il presidente della Commissione, il se­natore del Pd Ignazio Marino è sod­disfatto: «È stato un lavoro condiviso – dice – e questo è importantissimo. Siamo arrivati a conclusioni molto chiare: a Stefano Cucchi, probabil­mente sono state inferte lesioni trau­matiche che non sono la causa diret­ta della morte, che è avvenuta per di­sidratazione legata alla volontà di Cucchi di richiamare su di sé l’atten­zione dei suoi legali e del mondo e­sterno». Marino ricorda che la morte è dipesa, oltre che dalla disidratazio­ne, anche «dall’eccessiva perdita di peso, dieci chili in sei giorni». Quindi, «a detta dei nostri consulenti sarebbe servito un più attento monitoraggio delle condizioni cliniche». Per Mari­no «ci sono state responsabilità dei medici».

Nella relazione, sei pagine divise in cinque capitoletti, si legge che «anche il medico che ha praticato le manovre rianimatorie» attorno alle 6, 30 del 22 ottobre «notando una rigidità dei mu­scoli del collo e dell’articolazione tem­poro- mandibolare, sapeva che il pa­ziente era morto da tempo». I due consulenti della commissione fissa­no il decesso almeno tre ore prima, attorno alle 3. «Non credo però - com­menta Marino – che l’intento dei me­dici sia stato quello di falsificare le car­telle». La commissione conclude de­finendo «certo che Cucchi dopo aver subito le lesioni ed essere stato rico­verato al Pertini con una procedura del tutto anomala chiede di parlare con avvocato, familiari, comunità te­rapeutica, ma tale colloquio non avrà mai luogo». E i medici non hanno se­gnalato alla magistratura «la presen­za di lesioni di origine traumatica sul corpo del detenuto».

«È da escludere che il decesso di Cuc­chi sia da attribuire alle conseguenze del trauma subito», commenta uno dei due relatori della commissione, Enzo Galioto del Pdl. «Ma questo – di- ce – è motivo per rivedere e migliora­re i rapporti tra l’Amministrazione sa­nitaria e i detenuti». Meno diploma­tica l’altra relatrice, Albertina Soliani del Pd: «Cucchi è morto mentre era in condizioni di arresto e a carico del Servizio sanitario». La sanità in car­cere dunque non deve «essere subal­terna alle logiche dell’amministra­zione penitenziaria. Il cittadino Ste­fano Cucchi aveva diritto all’atten­zione e alle cure più appropriate». «È chiaro – dice Massimo Donadi del­­l’Idv - che ci troviamo di fronte a un’al­tra vergogna di Stato. Troppe volte in Italia non c’è stata giustizia e la me­moria delle vittime ha dovuto subire anche l’offesa dell’impunità».

A difesa delle categorie tirate in ballo parlano il Sappe e il Cimo. Il sindaca­to di Polizia penitenziaria apprezza la relazione perché «ha escluso che la morte sia dovuta a traumi ma invece conseguenza di un’eccessiva perdita di peso volontaria». La Confederazio­ne dei medici invita a non trarre con­clusioni affrettate e giudica «ingiusto additare il capro espiatorio dei medi­ci prima dei risultati dell’inchiesta». Nell’indagine tre poliziotti peniten­ziari sono indagati per omicidio pre­terintenzionale, sei medici per omi­cidio colposo. La commissione parlamentare di inchiesta: la perizia ha riscontrato lesioni recenti al viso e alle vertebre. Il decesso è avvenuto per «squilibrio metabolico conseguente alla mancata assunzione di cibo e acqua in modo regolare e sufficiente» Il giovane rifiutava di alimentarsi perché non gli veniva permesso di contattare il suo avvocato




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