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Chiusura totale del Guardasigilli, che accusa il Consiglio superiore di «farsi governare dai capi-corrente» Subito la replica di Mancino: «Dia ascolto al Colle e si comporti di conseguenza»
di Danilo Paolini
Tratto da Avvenire del 18 marzo 2010
Il fischio dell’arbitro Napolitano è stato apprezzato a Palazzo dei Marescialli come a Via Arenula, ma non ha avuto l’effetto di placare lo scontro tra il Consiglio superiore della magistratura e il ministro della Giustizia, esploso con violenza martedì sera. Anzi, la nota del Quirinale ha finito per essere lo spunto per la seconda ripresa. Non meno dura, perché Angelino Alfano ha annunciato che non intende più «accettare pareri non richiesti sulle iniziative legislative del governo» da un Csm «che si è fatto governare da alcuni capi-corrente in campagna elettorale, aprendo così un conflitto con il buon senso e, a tratti, con il senso del ridicolo». E se i pareri indesiderati (la lista di quelli emessi finora è piuttosto lunga) dovessero arrivare ugualmente, ha sottolineato il Guardasigilli, «il postino sarà rimandato indietro a restituirli». Chiusura totale di Alfano, dunque, verso l’organo di autogoverno dei giudici, che con la decisione del comitato di presidenza di affidare alla sesta commissione una pratica sull’ispezione ministeriale alla procura di Trani, si è reso protagonista – ha detto – di «un fuor d’opera che viola gravemente il principio di leale collaborazione tra le istituzioni».
A stretto giro è partita la replica del vicepresidente del Csm Nicola Mancino, che si è rifatto proprio alle parole del capo dello Stato (che è anche presidente dello stesso Consiglio superiore) per invitare «chi ha responsabilità istituzionali e di governo» a «evitare 'drammatizzazioni e contrapposizioni, come sempre fuorvianti'» e a «comportarsi di conseguenza». Mancino, comunque, si è detto soddisfatto perché Napolitano ha «posto sui giusti binari, da un lato, la facoltà del ministro della Giustizia di inviare ispettori» e «dall’altro, il potere del giudice di avviare indagini nei confronti di qualunque cittadino».
Ma «facoltà e potere non dovevano e non potevano andare in rotta di collisione». Perciò la decisione di valutare accertamenti sull’ispezione di Trani, ha aggiunto, «ha incontrato completa condivisione nelle autorevoli parole del presidente Napolitano». Una condivisione che, come detto, è stata espressa per altro anche da Alfano, il quale tuttavia ha letto le parole del capo dello Stato da un’altra prospettiva, la sua: «Il presidente si è ancora una volta confermato il più alto presidio di equilibrio e di buon senso. Non voglio neanche immaginare che cosa sarebbe questo Csm senza la presidenza di Napolitano, perché è sotto gli occhi di tutti lo scivolone clamoroso che ha preso».
Del resto, ha ricordato il ministro, sia il procuratore capo di Trani Carlo Maria Capristo, sia il sostituto Michele Ruggiero «hanno avuto modo d’incontrare gli ispettori» mandati da Roma e «hanno dato atto della correttezza e lealtà dell’ispezione che si è svolta nel pieno rispetto dei ruoli».
La polemica di Alfano, su questo punto, è rivolta anche all’Associazione nazionale magistrati e alla sua presa di posizione di ieri (di cui riferiamo qui a lato): «L’Anm nega ciò che il procuratore e il sostituto di Trani affermano; il cosiddetto sindacato delle toghe difende soggetti e protagonisti che non hanno bisogno di essere difesi».
Per il sindacato delle toghe «gravi le accuse» a Palazzo dei Marescialli e «intollerabili insulti» del premier. L'auspicio: chiarezza sul caso Ferri
Anche l’Associazione nazionale magistrati all’attacco della decisione di Alfano di inviare gli ispettori a Trani: «Rischia di alterare il corretto rapporto tra le attività d’indagine degli uffici di procura e i poteri ispettivi del ministro», si legge in una nota della giunta esecutiva dell’associazione, che si è riunita ieri. Secondo il sindacato di giudici e pm, infatti, «l’inizio di attività ispettive e soprattutto il loro annuncio a mezzo stampa, per ogni indagine che assuma rilevan- za esterna, secondo una prassi purtroppo consolidata e che risale anche ai precedenti ministri, rappresenta oggettivamente un’interferenza sulle indagini in corso e rischia spesso di suonare come un’intimidazione nei confronti dei magistrati interessati dall’ispezione».
Per l’Anm è quindi «ineccepibile» la pratica avviata dal Consiglio superiore della magistratura, mentre «appaiono particolarmente gravi le dichiarazioni del ministro della giustizia» e «intollerabili gli insulti che, anche in questa occasione, il presidente del Consiglio ha rivolto alla magistratura».
Quanto alla macroscopica fuga di notizie relativa alle indagini di Trani, i vertici della magistratura associata hanno ricordato di aver «più volte condannato gli episodi di violazione del segreto investigativo», perché ciò «danneggia le inchieste e, nel contempo, le persone coinvolte e non consente una corretta informazione su quanto realmente accaduto». Tuttavia, è scritto ancora nella nota, «i fatti che emergono dalle intercettazioni, per come riferiti dai giornali, sono per molti versi preoccupanti in quanto coinvolgono alti esponenti delle istituzioni, autorità di garanzia e anche un componente del Csm». Da qui l’auspicio che «l’autorità giudiziaria e il Csm possano dare una risposta istituzionale nel più breve tempo possibile».