- Home
- Miradouro.it
- Ambiti
- Sezioni
- Argomenti
- Serie di articoli
- Contenuti speciali
- Links

Un baluardo costituzionale, già sbrecciato ai tempi di Filippo Mancuso
Tratto da Il Foglio del 18 marzo 2010
La decisione del Consiglio superiore della magistratura di aprire un procedimento preventivo a carico del Guardasigilli contro la sua decisione di inviare un’ispezione alla procura di Bari è stravagante e insensata, come ha fatto intendere il presidente della Repubblica, quando ha ricordato che al Csm compete esaminare l’esito dell’ispezione dopo e non prima che essa sia effettuata su decisione insindacabile del ministro. Il diritto di ispezione, sancito nell’articolo 107 della Costituzione, rappresenta un insormontabile baluardo contro un uso improprio ed esorbitante delle funzioni giurisdizionali. E uno degli ultimi. Abbattuto lo scudo dell’immunità parlamentare, rese inoperanti le presenze di nomina politica nel Csm e nella Corte costituzionale a causa della miope contrapposizione tra le parti, resta solo il diritto di ispezione. Istituto costituzionale che già ha subito un duro colpo nel 1995, quando Filippo Mancuso, Guardasigilli del governo di Lamberto Dini, decise di utilizzarlo per esaminare il carattere inquisitorio delle inchieste milanesi sulla corruzione. Si voleva fare chiarezza sull’uso della detenzione preventiva come ricatto, a partire da noti casi di colpevole disattenzione o di occhiuta utilizzazione della custodia cautelare in carcere come arma di pressione. Com’è noto, per impedire che l’attività ispettiva si svolgesse, fu presentata una mozione di sfiducia personale nei confronti del ministro Mancuso, atto senza precedenti nonché dimostrazione di viltà da parte dell’allora maggioranza di centrosinistra.
Oggi, se non altro, il pericolo che Angelino Alfano faccia la stessa fine è escluso dalla composizione politica del Parlamento. Resta però un altro problema, quello dell’efficacia dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati, che può essere promossa dagli ispettori, ministeriali, ma che si insabbia quasi regolarmente nel Csm, per l’alleanza che lì si determina sistematicamente tra interessi di autodifesa corporativa dei magistrati e (presunti) interessi politici dell’opposizione. Il sistema di equilibrio istituzionale che era stato disegnato nella Costituzione, dopo l’esperienza fascista, era più preoccupato di garantire l’autonomia della magistratura che di sanzionarne eventuali errori. In seguito le manipolazioni legislative e quelle di prassi, conseguenti ai tentativi di rivoluzione giudiziaria, hanno stravolto definitivamente quell’equilibrio. Se cadesse anche il diritto di ispezione, non ci sarà più alcun limite all’esondazione del potere giudiziario.