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di Sergio Soave
Tratto da Italia Oggi il 17 marzo 2010
L'iniziativa annunciata da Italo Bocchino, che punta a raggruppare gli aderenti al Popolo della libertà che sostengono Gianfranco Fini come futuro leader del partito, ha il merito di rendere esplicito un confronto che, se destinato a restare sottotraccia, avrebbe potuto degenerare in rotture e secessioni.
Il tema della contendibilità della leadership deve essere affrontato nel raggruppamento moderato, se non vuole rischiare di avvitarsi in un meccanismo di distruzione successiva di tutte le segreterie, com'è accaduto nella peraltro altrettanto breve storia del Partito democratico. Va detto, peraltro, che il superamento della leadership naturale del «fondatore» non è mai stato facile nella politica italiana e spesso ha prodotto lacerazioni. Il più antico partito organizzato della storia italiana, quello socialista, era stato fondato da Filippo Turati, che non resse però all'ondata massimalista e all'agitazione mussoliniana, che ne decretarono prima l'emarginazione e poi l'espulsione da un partito ormai destinato alla decomposizione. Il fondatore del Partito popolare, Luigi Sturzo, fu costretto a dimettersi e a prendere la via dell'esilio quando decise di assumere un atteggiamento di chiara opposizione al governo di Benito Mussolini, nel quale, in un primo tempo, erano entrati anche esponenti popolari, a cominciare da Giovanni Gronchi. Il fondatore del Pci, Amadeo Bordiga, fu prima emarginato e poi espulso e indicato come una sorta di riedizione italiana del trotzkismo, attraverso un congresso clandestino del partito svoltosi a Lione ovviamente sotto l'egida dell'Internazionale moscovita. Il fondatore del fascismo, invece, non ebbe successori e finì tragicamente fucilato dai partigiani. Forse più vicina alla situazione in cui si troverà il Pdl quando verrà il momento di sostituire Silvio Berlusconi è quella in cui si trovò la Dc al termine della vicenda politica e umana di Alcide De Gasperi. Il candidato designato alla successione, Attilio Piccioni, alla fine di una contesa politica assai aspra e condizionata (già allora) dal circuito mediatico giudiziario che si era accanito sul caso Montesi, in cui era implicato un figlio di Piccioni, peraltro risultato del tutto innocente, fu sconfitto da Amintore Fanfani. Questa fase di tensione durissima avrebbe messo alla prova la tenuta dell'unità della formazione moderata interclassista, se allora su di essa non godesse di una sorta di diritto di tutela superiore la Curia romana. Il Pdl, formazione recente e priva di santi in Paradiso, difficilmente reggerebbe a un confronto interno altrettanto teso, il che dovrebbe consigliare di definire per tempo in modo democratico le modalità di una tale scelta.