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di Marcello Sorgi
Tratto da La Stampa del 17 marzo 2010
Ieri a Trani è stato il «Santoro day». Il conduttore di «Annozero» s'è mosso con sapienza sulla scena.
Diversamente da Minzolini, che appena uscito dall'interrogatorio era corso a telefonare a Palazzo Chigi, Santoro ha fatto poche dichiarazioni, spiegando che era tenuto a un obbligo di riservatezza, ma lasciando intendere che la storia della sua persecuzione politico-mediatica è nota e pubblica, e risale ai tempi del famoso editto bulgaro di Berlusconi nel 2001.
Le immagini sui tg, la folla di microfoni e telecamere attorno al giornalista, privato per il momento del suo programma e della ribalta tv, il suo comportamento «istituzionale» a fronte della campagna che per tutto il giorno il Cavaliere ha continuato a condurre contro l'avversario individuato nell'asse tra magistratura politicizzata e sinistra, hanno reso chiaro quale sarà l'effetto dell’inchiesta pugliese sulla campagna elettorale.
Si sta già andando a grandi passi verso un duello uno contro uno, com'è tipico delle competizioni bipolari, tra Berlusconi e Santoro. Con il premier nella parte che gli riesce meglio - quella della vittima -, e che solitamente funziona benissimo per mobilitare l'elettorato di centrodestra. E il conduttore di «Annozero» che va a riempire il vuoto di proposta del centrosinistra. Non è un mistero, come s'è visto anche nella manifestazione romana di sabato a Piazza del Popolo, che l'opposizione sia riuscita, sì, a rimettere insieme tutti i pezzi della vecchia coalizione che sosteneva Prodi nel 2006 ma non sia apparsa ancora in grado, né di esprimere, né di lasciare intuire un'ipotesi di candidatura per la guida del Paese.
Mentre a destra, si tratti della nascita della nuova corrente di Fini, o del profilo tecnocratico incombente di Tremonti, i movimenti per la successione di Berlusconi sono sempre più evidenti, anche a tre anni dalla scadenza elettorale, a sinistra di questo non si parla per non litigare. E' in questo quadro che Santoro, anche al di là delle sue intenzioni, rimedia con la sua presenza alla mancanza di alternativa nella campagna elettorale 2010. Con quale vantaggio per Berlusconi (che già si muove in questo senso), e quale rischio per il centrosinistra, è facile intuire.