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Pacificazione minacciata nel Delta del Niger

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Attentati dinamitardi all'apertura della conferenza sull'amnistia ai ribelli
Tratto da L'Osservatore Romano del 17 marzo 2010

Attentati dinamitardi hanno segnato ieri l'apertura della conferenza di pacificazione del travagliato sud petrolifero della Nigeria, che avrebbe dovuto sancire un'amnistia per i ribelli.

Due ordigni telecomandati sono stati fatti esplodere a distanza di pochi minuti l'uno dall'altro a Warri, nello Stato nigeriano meridionale del Delta del Niger. La prima bomba è scoppiata su un cavalcavia a poche centinaia di metri di distanza dal palazzo del governatore dove si stava per aprire la conferenza, organizzata dal quotidiano "Vanguard" e sostenuta dallo Stato del Delta del Niger. Poco dopo c'è stata la seconda esplosione davanti al cancello del palazzo. Quest'ultima ha gettato nel panico quanti si trovavano all'interno dell'edificio, provocando una fuga generale.

Era previsto che la conferenza durasse sei giorni e che vi partecipassero centinaia di persone, fra cui i governatori di tutti gli Stati meridionali, ministri federali, rappresentanti dei gruppi armati e di tutte le comunità. Si doveva discutere dell'applicazione dell'amnistia nei confronti dei ribelli che avessero deposto le armi e intavolare trattative per pacificare l'area, dove le violenze hanno costretto l'industria petrolifera locale a tagliare negli ultimi anni di un terzo la capacità produttiva di tre milioni di barili di greggio al giorno, che fanno della Nigeria uno dei maggiori produttori mondiali.

L'attentato - che nonostante una telefonata di preavviso ha provocato almeno un morto e diversi feriti - è stato rivendicato dal Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger (Mend), il principale gruppo ribelle della zona, che negli ultimi anni ha condotto decine di attacchi contro le installazioni petrolifere della regione e che ora minaccia anche le compagnie petrolifere finora risparmiate dai suoi attacchi.

Il Mend, nato come espressione della poverissima etnia Ijaw, dichiara di combattere contro il Governo nigeriano e le compagnie multinazionali petrolifere che sfruttano il territorio e lo inquinano, e rivendica una ridistribuzione dei proventi dell'industria degli idrocarburi fra le popolazioni locali.

In un comunicato inviato alle agenzie di stampa internazionali, il Mend si dice deciso a far sentire la propria presenza, contesta le affermazioni del governatore del Delta del Niger, Emmanuel Uduaghan, che lo ha definito un fenomeno mediatico più che un movimento popolare realmente rappresentativo e afferma che "il dialogo senza fine e le conferenze non saranno più tollerati". Nel comunicato, i ribelli annunciano altresì che "nei prossimi giorni condurremo attacchi contro impianti e compagnie petrolifere nel Delta del Niger e ci allargheremo anche a compagnie come la Total che sono state risparmiate in passato".

L'azione del Mend, i cui leader storici negli ultimi mesi si erano detti pronti a rinunciare alla lotta armata, ora mette a rischio il processo di pacificazione e l'amnistia, fortemente voluti dal presidente nigeriano Umaru Yar'Adua, e continuati dal presidente ad interim Goodluck Jonathan, che ne ha assunto le funzioni dopo che il capo dello Stato ha avuto una grave crisi cardiaca. Nei mesi scorsi, un piano di amnistia per i ribelli in cambio della fine delle ostilità aveva convinto migliaia di guerriglieri a deporre le armi.

La minaccia di nuove violenze nel sud petrolifero, con il conseguente fallimento dei tentativi di pacificare l'area, giunge proprio mentre la tensione si è riaccesa anche nel centro nord, in particolare nello Stato del Plateau, teatro dieci giorni fa di un ennesimo massacro in tre villaggi intorno alla capitale Jos, nel contesto dell'annoso conflitto tra le popolazioni nomadi di etnia hausa e quelle stanziali di etnia birum.




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