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Israele non ferma gli insediamenti Come negli ultimi 42 anni

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La dichiarazione di Netanyahu nonostante la contrarietà di Stati Uniti e Ue
Tratto da L'Osservatore Romano del 17 marzo 2010

Tel Aviv - Permane il contrasto politico tra Israele e i principali soggetti della comunità internazionale originato dalla decisione del Governo del primo ministro Benjamin Netanyahu di autorizzare la costruzione di nuove abitazioni ebraiche a Gerusalemme est.

In particolare, il Governo di Washington ribadisce la sua ferma contrarietà: "Israele è e resterà un alleato strategico degli Stati Uniti, ma attendiamo una sua risposta formale" in merito alla cancellazione dei nuovi insediamenti a Gerusalemme est, ha dichiarato ieri il portavoce del dipartimento di Stato, Philip Crowley.

Nelle stesse ore, analoghe critiche a Israele ha mosso l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, Catherine Ashton, che ha incominciato ieri in Egitto una missione nell'area che la condurrà anche in Siria, Libano, Giordania, Israele e Territori palestinesi. In un discorso nella sede della Lega araba al Cairo, Ashton ha definito le decisioni di Israele in materia di insediamenti, nonché il protrarsi del blocco della Striscia di Gaza, elementi che hanno minato i tentativi di far ripartire il negoziato di pace. "La posizione dell'Unione europea è chiara: gli insediamenti sono illegali, costituiscono un ostacolo alla pace e minacciano di rendere impossibile una soluzione fondata sui due Stati", ha dichiarato Ashton.

L'Autorità palestinese (Ap) ha ribadito ieri il suo no all'avvio di colloqui indiretti con Israele, annunciati la scorsa settimana dal mediatore statunitense George Mitchell, se non sarà cancellata la costruzione di nuove case per i coloni israeliani. "Non ci sarà alcun negoziato con la prosecuzione delle attività negli insediamenti", ha avvertito il portavoce dell'Ap, Nabil Abu Rudeina.

Da parte sua, Netanyahu non ha fatto passi indietro. Parlando ieri al gruppo parlamentare del suo partito, il Likud, il partito di destra storicamente legato al movimento dei coloni, il premier israeliano ha ribadito che i progetti a Gerusalemme est andranno avanti anche per il futuro. "Le costruzioni a Gerusalemme - ha detto - continueranno come in ogni altro luogo, secondo la consuetudine di tutti i Governi negli ultimi 42 anni", quelli seguiti alla guerra dei sei giorni del 1967, con la prima occupazione israeliana dei Territori palestinesi.

La vicenda minaccia di avere ripercussioni anche sotto l'aspetto della sicurezza, oltre che sotto quello diplomatico. Oggi, la polizia israeliana e i servizi di emergenza hanno decretato una giornata di massima allerta a Gerusalemme, dopo la decisione di organizzazioni islamiche di lanciare una "Giornata della collera" contro i progetti di costruzione di abitazioni ebraiche a Gerusalemme est. In questa parte della città, a maggioranza palestinese e la cui annessione a Israele non è riconosciuta dalla comunità internazionale, sono schierati oltre 2. 500 agenti di polizia israeliani in assetto antisommossa. Già nella prima mattinata si è avuta notizia di incidenti nel rione di Issawya, dove due agenti di polizia sono stati feriti da sassaiole. I valichi di transito fra Israele e la Cisgiordania restano chiusi anche oggi.


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