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di Gabriella Mecucci
Tratto da cronache di Liberal del 16 marzo 2010
«È un peccato che un politologo del valore di Panebianco distolga il proprio impegno intellettuale dalla critica del presente per rinverdire la contestazione più totale della Prima Repubblica»: Claudio Martelli non nasconde il proprio disaccordo con l'editoriale del Corriere della Sera di ieri.
Onorevole, una cosa però è vera: lo statalismo è una creatura della Prima Repubblica...
Vorrei, innanzitutto, correggere l'analisi di Panebianco là dove divide la Prima Repubblica in due parti: la prima virtuosa e la seconda calamitosa. Se lo statalismo è un grave difetto, bisogna però riconoscere che è vissuto nella seconda fase, ma è nato nella prima. Credo che l'intervento dello Stato per un lungo periodo fosse inevitabile viste le condizioni in cui versava l'Italia del dopoguerra».
Non pensa però che lo statalismo sia all'origine di molti mali?
Mi permetta di ricordare che io sono stato nellla Prima Repubblica un riformatore piuttosto radicale. Proposi di fare la riforma elettorale, la riforma dei partiti e anche di realizzare alcune privatizzazioni. Purtroppo sono stato sempre stoppato. Non ho difficoltà quindi a riconoscere che un eccesso di statalismo ha determinato la tendenza alla spesa facile, la moltiplicazione dei fenomeni di corruzione, il pesante aumento del debito pubblico e tanti altri difetti. Ora, vorrei chiedere a Panebianco: la Seconda Repubblica ha corretto queste distorsioni?
Pensa che li abbia aggravati?
Quello che è successo è sotto gli occhi di tutti. Vogliamo parlare di debito pubblico? In questi ultimi quindici anni non solo non è diminuito ma il rapporto debito-Pil è seccamente peggiorato. Nella Prima Repubblica quell'enorme disavanzo si è accompagnato ad uno sviluppo economico molto consistente: sino a far diventare l'Italia, negli anni Ottanta, la quinta potenza industriale del mondo. Negli ultimi 15 anni la crescita ha proceduto a scartamento ridotto. E che dire della corruzione? È ormai vox populi che quella del passato era finalizzata in larga misura a finanziare i partiti, quella di oggi agli arricchimenti personali: è un uso della politica per finanziare se stessi. Sarò un uomo datato, ma continuo a pensare che la seconda è peggiore della prima, senza voler con questo assolvere il finanziamento illecito.
Panebianco, sostiene che la volgarità che oggi regna in politica è "il lato oscuro"della maggiore libertà. È d'accordo?
No. È difficile parlare di una maggiore libertà, quando un uomo solo concentra nelle sue mani un enorme quantità di potere politico, economico, mediatico. In democrazia il voto e il principio di maggioranza sono sacri. Ma prim'ancora di questi, viene lo spazio pubblico per la discussione. Credo sia impossibile per chiunque sostenere che in questi quindici anni lo spazio pubblico non si sia andato progressivamente riducendo. Quanto alla volgarità, questa è una categoria estetica e come tale molto importante nella società dell'immagine. Non cresce perchè si è più liberi, ma perchè si è involgarita la politica.
Non vede nulla che oggi funzioni meglio rispetto a 15 anni fa?
La politica estera le sembra migliore? Può essere giudicata positivamente una strategia che prevede di stare a "tappetino" davanti a Gheddafi, di onorare il dittatore biellorusso Lukashenko, e di essere avvinti in amorosi sensi con Putin? Vogliamo parlare della scuola? È forse migliorata? E i partiti, una volta distrutti, sono stati ricreati? Dove sono le nuove forze politiche?
Panebianco accusa tutti coloro che rimpiangono la Prima Repubblica di nostalgia, che giudica un sentimento insano...
È vero che gli psicoanalisti giudicano la nostalgia un fatto negativo per l'individuo. Occorre - dicono - vivere nel presente. Altra cosa è la valutazione storica della vitalità o meno di un periodo. Reagan e la Thatcher, che piacciono a Panebianco, sono stati considerati dei conservatori. Dei politici che hanno ripristinato i valori di un passato che consideravano migliori di quelli presenti.