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Uguaglianze e diversità fra l'Italia e la Francia

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di Cesare Maffi
Tratto da Italia Oggi il 16 marzo 2010

Fra le letture delle elezioni regionali francesi, almeno due servono di ammonimento al Pdl. Si tratta dell'astensionismo (e qui siamo nel già avvenuto) e dell'uso dei voti alleati (e qui anticipiamo quel che succederà di qui ai ballottaggi che riguarderanno tutte le regioni, tranne la già aggiudicata Guadalupa).

L'astensionismo ha punito Nicolas Sarkozy, e con lui la maggioranza di centro-destra. È quel che temono tanto Silvio Berlusconi quanto i maggiorenti del Pdl: trovarsi di fronte a propri elettori del 2008 o del 2009 che, non approvando questo o quell'aspetto della politica del governo, il comportamento di singoli esponenti, la confusione creata con la presentazione delle liste, scelgano la fuga dalle urne (o la scheda bianca o nulla, pur se l'astenersi risulta più comodo e non oggetto di teorica riprovazione com'era un tempo). Certo, nessuno pensa a una batosta come quella francese, ma basterebbe che il due, forse l'uno, per cento degli elettori di centro-destra disertasse le urne in regioni ove si lotta all'ultimo voto (sulla carta non sono poche: Piemonte, Liguria, Lazio_) per provocare tracolli. Quanto al richiamo di coalizione, il centro-destra italiano, diversamente da quello francese, è riuscito ad assimilare l'Uduer e piccoli partiti di estrema, da Storace alla Santanché, laddove in Francia Le Pen se ne va per conto proprio. Siccome però tutti gli avversari del centro-destra si alleano, è facile prevederne la vittoria. In Francia è abituale il riversamento del voto nel secondo turno sul partito più vicino. Da noi non ci sono regionali col ballottaggio, ma il Pd è riuscito a partire quasi ovunque con l'Idv, e in ben sei regioni con l'Udc, e ancora, altrove, con radicali, verdi, comunisti, sinistra varia. Tutti insieme, possono bastonare il centro-destra. Come fece l'Unione nel 2006. Che poi l'Unione si frantumasse, è altro discorso.




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