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Tutti i colonnelli di sinistra in prima fila per il presidente • L'investitura dell'ex segretario di An alle celebrazioni per i 125 anni del Resto del Carlino
di Carlo Russo
Tratto da Italia Oggi il 16 marzo 2010
La sinistra abbraccia Gianfranco Fini, presidente che più bipartisan di così non si può. È vero che a Bologna la sinistra, nonostante tutto, è diffusa, ma attorno a Fini, che ha inaugurato la mostra che ripercorre i 125 anni del Resto del Carlino, c'erano più sinistri che destri. Ad accoglierlo all'arrivo c'era Maurizio Cevenini, capolista Pd per la regione, quello dei 4 mila matrimoni celebrati in comune e primatista, di conseguenza, delle preferenze alle ultime elezioni, tanto che il partito, dopo la vicenda Delbono, l'ha spostato dal comune alla regione perché avrebbe stravinto e sarebbe diventato sindaco mentre la nomenclatura vuole che primo cittadino, finita la gestione commissariale, diventi Duccio Campagnoli, ex-sindacalista Cgil ed ex-assessore regionale.
Da Ravenna è arrivato il sindaco pidiessino Fabrizio Matteucci per stringergli la mano mentre a cantare l'embrasson nous è Andrea Mingardi, cantante appena entrato (e uscito) dal consiglio comunale in quota Pd.
Grande spiegamento di forze anche della cooperazione rossa e, per l'occasione, è uscito dal confino anche Giovanni Consorte, il gran stratega della scalata alla Bnl da parte dell'Unipol, scaricato dai compagni d'un tempo.
Fini a Bologna. Chi l'avrebbe detto, qualche anno fa, che sarebbe stato accolto nella città più rossa d'Italia con tutti gli onori ? Schierata l'economia, col presidente della Confindustria locale, Franco Manfredini, il presidente dell'Enel, Piero Gnudi, il presidente della Cassa di Risparmio di Ravenna, Antonio Patuelli, l'ex-vice presidente nazionale di Confindustria Guidalberto Guidi.
Il presidente della Camera, Fini, stringe mani e sorride. Ai giornalisti dice: «Non chiedetemi di politica, sono qui per celebrare un grande giornale, Il Resto del Carlino, uno dei vanti della città». Poi: «La stampa non deve fare sconti ai potenti. Neanche a Berlusconi? Fini lascia i giornalisti e se ne va.
Giorgio Guazzaloca, che riuscì nella titanica impresa di rompere per una volta il monopolio rosso, annuisce. Il giornale lo supportò massicciamente ed ebbe un ruolo non secondario nella sua vittoria. D'altra parte ben due direttori del quotidiano si sono dati alla politica, nel centrodestra: Gabriele Canè, con una sfortunata sfida in regione, e Giancarlo Mazzuca, eletto in parlamento alle ultime elezioni e candidati e discandidato in poche ore sia per la presidenza della regione, dove gli è stata poi preferita Anna Maria Bernini, An, sia per il sindaco di Bologna.
Da Bologna a Meldola (Forlì-Cesena) dove, in alcuni incontri, il presidente della Camera affronta tre temi. Il primo: la flessibilità del lavoro. Il ministro Maurizio Sacconi forse non sarà contento, ma Fini scandisce: «In passato abbiamo avuto un mercato troppo rigido del lavoro, grazie all'impegno di persone come Marco Biagi e Massimo D'Antona finalmente abbiamo capito che così non andava. Ma sulla flessibilità siamo passati da un eccesso all'altro, il precario viene pagato meno e ha meno diritti. Se si fanno questi passi indietro è per colpa della politica che quasi mai guarda avanti ma molto spesso usa lo specchietto retrovisore».
Secondo tema: le regole. Con delicatezza ma non troppo Fini chiosa: «Cari giovani, rispettate le regole nella vita come nello sport. Anche l'arbitro o il proprio compagno di squadra o il proprio avversario vanno rispettati, non esiste uno sport anarchico dove qualcuno pensa di fare quello che vuole, lo sport insegna il rispetto per le regole». Infine, l'inmigrazione: «Milioni di italiani andarono all'estero a lavorare e per mandare soldi a casa. Poi, inevitabilmente, si sono sposati e hanno messo radici in quei paesi. Adesso siamo noi che dobbiamo porci il problema degli stranieri che mettono al mondo figli qui, debbono avere doveri ma anche diritti». E per spiegare meglio il concetto: «Speriamo che Balotelli sia in Nazionale».