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E il maggior numero di interruzioni di gravidanza è a Bologna. Poi Modena e Reggio Emilia
Tratto da Il Corriere di Bologna del 15 marzo 2010
«Le iniziative per scoraggiare il ricorso all’aborto sono fallite, sono state insufficienti o non ci sono state affatto». Questo il (severo) giudizio di Giorgio Carbone, docente di bioetica alla Facoltà teologica dell’Emilia-Romagna (Fter), intervenuto ieri sulle pagine di Bologna sette, l’inserto domenicale di Avvenire della Curia.
Carbone punta il dito contro lo Stato, ma anche contro la Regione: entrambi hanno il compito di «rimuovere quelle cause che spingono una donna a chiedere di abortire». Ma, si legge su Bologna sette, nel 2008 gli aborti sono stati 11. 124, 150 in meno rispetto al 2007, ma comunque «l’equivalente di circa 370 classi scolastiche di 30 alunni ciascuna».
Il maggior numero di interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg) è stato praticato a Bologna (2. 877), seguita da Modena (1. 843), Reggio Emilia (1. 363), Parma (1. 300) e Ravenna (1. 062). Ci sono poi Forlì-Cesena (529), Piacenza (636), Ferrara (745) e Rimini (805). Dal 2005, data di partenza della sperimentazione, a marzo 2009, gli aborti con Ru486 sono stati 1. 684.
Per Carbone i dati parlano chiaro: nel 2000 gli aborti volontari sono stati 11. 071, numero addirittura inferiore a quello registrato otto anni dopo. «La nostra regione poi- scrive il docente- vanta il primato italiano del più alto tasso di abortività: su un campione di 10. 000 donne, comprese tra i 15 e i 49 anni, 119 di esse hanno ricorso all’aborto nel 2007, mentre nel 2008 hanno fatto ricorso all’aborto 116 donne». Questi, insiste Carbone, «sono i fatti registrati e di dominio pubblico. Con questi dobbiamo confrontare noi stessi, l’esercizio del nostro diritto di voto, e l’azione politica e amministrativa di chi gi ha governato e di chi ci governerà a livello regionale».