- Home
- Miradouro.it
- Ambiti
- Sezioni
- Argomenti
- Serie di articoli
- Contenuti speciali
- Links

Intervista all’avvocato Bianca De Concilio
di Gianluca Perricone
Tratto da Giustizia Giusta il 15 marzo 2010
Aveva 35 anni Giuseppe Sorrentino, il detenuto di origini campane suicidatosi la scorsa settimana nel carcere di Padova impiccandosi alle sbarre della finestra del bagno.
Sulla vicenda, l’avvocato difensore di Sorrentino, Bianca De Concilio, ha rilasciato dichiarazioni piuttosto dure: l’abbiamo intervistata.
Avvocato De Concilio, innanzitutto, da quanto tempo e perché il suo cliente era detenuto nel carcere padovano?
«Sorrentino era detenuto al carcere di Padova da oltre 5 anni. Il trasferimento presso tale istituto di pena fu disposto dal DAP per motivi di sicurezza che in realtà, a mio avviso, vuol dire tutto o niente».
Secondo quanto da lei dichiarato quella del suo assistito era «una morte annunciata»: perché la considera tale?
«Perché soffriva da diversi anni di una grave forma depressiva tale da determinare diversi ricoveri presso l’ospedale psichiatrico giudiziario. Inoltre, la lontananza con la propria famiglia o meglio solo per quelli che in questi anni gli sono rimasti accanto vale a dire una sorella e un fratello in quanto, negli ultimi tre anni, aveva perso una sorella per aneurisma e la madre di infarto oltre ad avere il padre detenuto da oltre 30 anni. Il povero Sorrentino aveva già in passato tentato il suicidio tagliandosi le vene e nell’ultimo anno viveva in completo isolamento rifiutando ogni tipo di contatto umano sia con gli altri detenuti che con i propri familiari».
Lei ha sostenuto di aver «anche chiesto il ricovero in ospedale, il trasferimento a un carcere più vicino alla famiglia, nel salernitano», ma nessuno l’ha ascoltata. Anzi, «un mese e mezzo fa il direttore sanitario del carcere di Padova in una relazione su Sorrentino scrisse “il detenuto non è malato, finge”». Sono dichiarazioni piuttosto pesanti…
«Mi sono limitata a dire la verità. Credo sia assolutamente inconciliabile affermare che il Sorrentino simuli la propria infermità mentale con quanto è facilmente desumibile dalla lettura del diario clinico dello stesso. Infatti, oltre ad assumere diversi farmaci antidepressivi gli veniva fatto divieto di utilizzare le lenzuola, difatti utilizzava quelle di carta. Ho ripetutamente inoltrato istanze affinché si potesse intervenire in tempo ma nessuno mi ha dato ascolto. In particolare il Magistrato di Sorveglianza non ha mai disposto una perizia al fine di verificare lo stato di salute di Sorrentino e il direttore sanitario non è stato in grado di assumersi le responsabilità che sono proprie del ruolo che ricopre».
Possiamo chiederle quali saranno le sue prossime mosse sulla morte di Giuseppe Sorrentino?
«Nei prossimi giorni depositerò, su mandato dei prossimi congiunti, denuncia querela al fine di poter far luce sull’intera vicenda ma soprattutto per ridare dignità alla povera vita spezzata di Giuseppe».