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Boccherini e Pärt davanti alla Croce con la Vergine e i loro «Stabat Mater»

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dischi sacra di Andrea Milanesi
Tratto da Avvenire del 14 marzo 2010

Dove va ricercato il punto di contatto tra la musica tardo­settecentesca del toscano Luigi Boccherini e le moderne istan­ze creative del maestro estone Arvo Pärt?

Ai piedi della Croce, dove si con­suma il dramma della Madonna che vede soffrire fino alla morte il pro­prio Figlio innocente. Almeno così sembrerebbe suggerire il progetto di­scografico pubblicato dall’etichetta olandese Cobra Records (distribuita in Italia da Codaex), in cui troviamo affiancati tra loro gli adattamenti de­gli Stabat Mater che, a distanza di duecento anni, i compositori hanno predisposto sugli antichi versi poeti­ci della celebre sequenza attribuita a Jacopone da Todi.

Il cd è stato registrato dal vivo pres­so la Cappella dei Francescani di Saint Nazaire, in Francia, durante l’e­dizione 2005 del festival di musica da camera 'Consonances' e ha visto im­pegnati cinque strumentisti – due violinisti, un violista e due violoncel­listi – e quattro cantanti, sopra i qua­li spicca il soprano norvegese Mona Julstrud, generosa e ispirata solista dell’opera di Boccherini (1743-1805). È quest’ultima una pagina sacra di pregiata fattura, la cui plasticità del­le forme si proietta ben al di là dei principi imperanti imposti dai coevi dettami stilistici galante e rococò per aprirsi alla progressiva comparteci­pazione emotiva con i sentimenti di dolore e sofferenza descritti dal te­sto, in una sintesi esemplare tra im­pianto musicale, narrativo, medita­tivo e devozionale, all’interno del quale Boccherini incastona una se­quela di preziosi gioielli vocali di in­tensa espressività. Maggiormente di­staccato e rivolto verso una sfera più intima, fisso nella ieraticità del suo scarno linguaggio, lo Stabat di Pärt (classe 1935) si sviluppa interamen­te intorno a una figura di tre note di­scendenti, che apre e chiude ciclica­mente la partitura, attraversandola in tutto il suo solenne svolgimento come una sorta di leit-motiv, dove si riverbera in modo emblematico la pressante domanda interiore sopra la quale l’artista ha forgiato la sua per­sonale e originale impronta compo­sitiva.

Due prospettive differenti, ma che ci riportano entrambe al fulcro del mi­stero della Passione: in ginocchio, al fianco della Vergine in lacrime, in at­tesa del compimento della promes­sa di resurrezione.




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