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Il bonus fiscale invocato da Epifani è un ostacolo alla crescita del paese
Tratto da Il Foglio del 13 marzo 2010
La proposta di Guglielmo Epifani di dare ai lavoratori e ai pensionati un credito di imposta di 500 euro va in una direzione insolita per un sindacato che fino a poco tempo fa è stato a favore di un’alta pressione fiscale rivolta a finanziare un’ampia politica sociale.
Ovviamente non si può non accogliere con favore il messaggio per cui è preferibile per i lavoratori pagare meno imposte. Ma la soluzione del segretario generale della Cgil è pessima. 500 euro per 30 milioni di contribuenti costano al Tesoro circa 15 miliardi, pari a un punto di pil, senza alcun effetto sulla produttività del lavoro e sulla capacità e convenienza delle imprese a investire. I 500 euro sono un beneficio eguale per tutti a ogni livello di reddito: pertanto accrescono la progressività delle imposte, riducendo indiscriminatamente il carico tributario. Perciò non generano incentivi per il lavoratore ad accrescere la produttività e non aiutano l’impresa a crescere. Tra l’altro le richieste della Cgil a favore dei ceti meno agiati stridono con l’ennesimo sciopero nei settori pubblici proclamato ieri dalla confederazione di Epifani che ha sottratto servizi pubblici essenziali proprio ai lavoratori più deboli.
In linea generale è condivisibile l’idea di diminuire la pressione fiscale, ma per tutti i lavoratori, non solo per i dipendenti, e per tutte le aziende. Però non è realistica una richiesta di minore pressione fiscale che non contempli anche una riduzione della spesa pubblica corrente.