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**L'uomo che verrà. Intervista a Don Dario Zanini

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Francesco Fabbriani
Tratto dal blog Notizie dalle valli del Reno e del Setta il 29 gennaio 2010

Non si era mai vista a Sasso Marconi la fila lunga fino sulla piazza per assistere ad una proiezione cinematografica.

Grande interesse ha destato infatti il film L’Uomo Che Verrà del regista Giorgio Diritti, pellicola che affronta l’eccidio di Monte Sole. La storia è vista dall’angolazione della gente che lo subì mettendo quasi in secondo piano la visione più ampia dello scontro militare fra Tedeschi e Partigiani ai quali indistintamente non si risparmiano colpe per la tragedia che si è consumata.

Come non era mai avvenuto che scene di una proiezione fossero sottolineate da lunghi applausi. Diritti pare abbia colto la realtà degli avvenimenti come è nella memoria di molti o nella verità dei racconti narrati solamente all’interno delle famiglie. Abbiamo chiesto a Don Dario Zanini, autore di una lunga ricerca sui fatti accaduti durante l’occupazione tedesca, quale è stata la sua impressione.

“Per la prima volta con immagini viene raccontata la tragedia, la passione, la sofferenza della gente di Monte Sole che, nello scontro fra partigiani e tedeschi, ha consumato il proprio calvario. Ammiro il coraggio del regista che ha messo al centro del suo lavoro la pacifica e laboriosa gente della nostra montagna costretta a subire l’occupazione cruenta dei partigiani e dei tedeschi, facendo ovviamente le dovute proporzioni”.

Non è quindi l’esaltazione della Resistenza e neppure l’esecrazione dei Tedeschi?.
“E’ il macello di una comunità innocente e inerme e, nei momenti cruciali, indifesa”.

La pellicola mette in rilievo quindi l’abbandono dei partigiani all’arrivo dei tedeschi?.
“Mette in evidenza anche questo aspetto che i partigiani abbandonano la popolazione dopo averla invitata a salire sul monte con l’impegno di proteggerla”.

Lei è postulatore della causa di beatificazione di don Giovanni Fornasini, ucciso dai tedeschi a Monte Sole. Diritti affronta anche questo tema?
“ Nel film si vede la gente che si rifugia spesso in chiesa a pregare e che i preti stanno con i civili a confortarli fino a farsi ammazzare come loro”.

Lei ha anche attribuito al regista errori storici. Quali sono ?
“Premesso che la finalità del regista non era quella della scrupolosa adesione alla storia, ma di dare voce alla povera gente dimenticata fino ad ora, posso rilevare diverse imprecisioni che se avesse letto il mio libro avrebbe probabilmente evitato”.

Dica le più vistose.
“Il film fa morire don Fornasini a Casaglia mentre prende la comunione. Protagonista di questo episodio è invece don Marchioni. Inoltre, si racconta di un tedesco che cura una donna perché la rassomiglia alla propria moglie lontana e le promette di tornare i a guerra finita. Il soldato esce dalla casa della signora e uccide un civile. Al suo rientro la donna, che ha assistito all’omicidio, lo colpisce a morte con un coltello da cucina. Nella realtà il tedesco non è morto, la donna protagonista è ancora viva e racconta che il tedesco se ne è andato dalle nostre montagne vivo e vegeto ma che non è più tornato”.




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