il Mascellaro è diventato Miradouro   [leggi perchè]
Da oggi puoi utilizzare l'indirizzo www.miradouro.it
Cristo risorto Medaglia miracolosa
Progetto Gemma

Avviso ai naviganti

Questo non è il sito della
Associazione Culturale
il Mascellaro
.
Per andarci, cliccare
sull'albero qui sotto.

Pd, l’incubo dell’autogol

Versione adatta alla stampaVersione adatta alla stampa

Letta: una parola contro il Colle e salta l’alleanza con l’Idv • Di Pietro non rinuncia a parlare sabato, ma per evitare un nuovo attacco a Napolitano, Bersani che fa firmare un patto di "non aggressione"
di Roberta D’Angelo
Tratto da Avvenire dell'11 marzo 2010

Se lo fa mettere nero su bianco che non lo farà, che non dirà nulla contro il Quirinale. Nean­che sul nuovo capitolo del legittimo impedimento: Antonio Di Pietro ha già chiesto al presidente Giorgio Na­politano di non firmare la legge, ma Pierluigi Bersani rassicura i suoi che dal palco – sabato – non lo rifarà. Il Pd trema all’idea di trovarsi al fianco dell’ex pm, mentre il leader dell’Ita­lia dei valori replica con le invettive contro il Colle in cui si è già esibito più volte. E il segretario democratico, or­mai chiuso nella spirale di una ma- nifestazione che appare inevitabile, al termine di una lunga giornata di trattative, davanti al documento con­giunto, sospira: «Ognuno porta la re­sponsabilità di quello che dice ma quando si fa una cosa insieme la si fa sulla base di una piattaforma, e in questa non c’è menzione delle criti­che al Quirinale». Il leader del piddì non va oltre, non vuole neanche sen­tir pronunciare quel 'ma se'.

Ma se Di Pietro trasgredisse l’accor­do, «sarebbe un boomerang intolle­rabile», sentenzia allora il vicesegre­tario del Pd Enrico Letta. E l’allean­za non avrebbe più ragion d’essere. «Non ho dubbi che il tema del ri­spetto del presidente della Repub­blica sia la condizio­ne per poter imma­ginare di lavorare in­sieme», spiega il nu­mero due del Pd. La manifestazione «sarà la prova», il «passaggio crucia­le». E allora, se do­vesse succedere quello che nessuno vuole ipotizzare, «verrebbe a man­care la condizione dell’alleanza, per­ché il rispetto della massima auto­rità dello Stato è nel Dna stesso del­l’alleanza», ripete Letta, sicuro di sé. Insomma, i vertici del Pd si ritrova­no costretti ad accettare la scom­messa. L’approvazione del legittimo impedimento, poi, aggiunge legna al fuoco. Di Pietro si è appena rivolto al capo dello Stato consigliandogli di «non firmare una legge anticostitu­zionale», perché «se anche su quel provvedimento dovesse subire l’u­miliazione della firma, allora dovrò prendere atto che il nostro presiden­te non riesce ad essere garante della Costituzione. Ha l’occasione del ri­scatto e per questo gli lancio un ap­pello»». Bersani smorza: Di Pietro «ha un suo modo di sollevare questi temi che noi non condividiamo. Chiaramente, ri­chieste di questo genere al Capo del­lo Stato non saranno comprese nel­la piattaforma comune» del 13 mar­zo.

Ma il segretario non riesce nep­pure a far desistere Di Pietro dal par­lare dal palco. «Nessuno potrà mai impedirmelo», rivendica. Così, dopo aver cercato di disinnescare la mina, rilanciando la protesta con iniziati­ve locali sparse per tutta Italia, di­stribuisce le sue risorse e i suoi lea­der sul territorio (riservandosi la piazza romana (che potrebbe non es­sere la più ridotta piazza del Popolo ma la più grande piazza san Giovan­ni) e lasciando a Letta quella di Mi­lano. Ma quando tenta invano di far desistere l’alleato esplosivo dall’in­tervenire sul palco, Bersani decide di immolarsi personalmente e concor­da con gli altri leader un intervento ciascuno, intervallato da spettacoli e testimonial, per dare un segnale più forte della partecipazione della so­cietà civile alla protesta. Quindi gli fa firmare la piattaforma con cui scen­derà in piazza, che si apre con lo slo­gan chiaro «Per la democrazia, la le­galità e il lavoro. Sì alle regole, no ai trucchi». Un documento contro il de­creto salva-liste, che diventa però l’avvio della campagna elettorale co­mune. «Sarà un rilancio della coali­zione», dunque, secondo Bersani. Ma la paura è tanta e le pressioni inter­ne anche. Tremano gli ex popolari che avreb­bero fatto volentieri a meno di e­sporsi al rischio altissimo. Dario Franceschini ingoia, ma è pronto a presentare il conto al suo successo­re in caso qualcosa andasse storto «Mi auguro che non si attacchi il pre­sidente della Repubblica», ripete Beppe Fioroni. Mentre Marco Folli­ni si chiede che senso abbia scende­re in piazza «dopo i pronunciamen­ti di Tar e Tribunale».




I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori.
Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari.

Tutto il materiale presente su miradouro.it, mascellaro.it, mascellaro.eu è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d'uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato vivamente di comunicarcelo via e-mail (nella sezione "Contattaci") attestando le sue dichiarazioni comprovate.

Quanto pubblicato in queste pagine e che non competa il nostro ingegno, è dichiarato nella voce "tratto da" o "fonte" presente in testa al contributo proposto o al piede.

Seguite il Miradouro su Twitter

Premium Drupal Themes by Adaptivethemes