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L'impossibile disarmo bilaterale

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di Marcello Sorgi
Tratto da La Stampa dell'11 marzo 2010

La ricostruzione fornita ieri da Berlusconi, secondo cui la presentazione della lista del Pdl a Roma sarebbe stata impedita da una congiura tra militanti radicali attivissimi e burocrazia assai inerte, e la conferma che il centrodestra scenderà in piazza sabato 20 marzo contro la «sinistra antidemocratica», hanno fatto capire ieri, se ancora ci fosse qualche dubbio, che la campagna elettorale per le regionali ruoterà tutta attorno al pasticcio delle liste.

Invano i leader dei due schieramenti si sono sfidati ieri a piantarla e a uscire dalla dimensione di lite da condominio in cui sono precipitati dopo la ragnatela inestricabile di ricorsi giudiziari contrapposti presentati nei giorni scorsi. La verità è che nessuno mette in conto la possibilità di un disarmo unilaterale, e l'appello a tornare a parlare di politica deve considerarsi dunque caduto nel vuoto.

Si va verso una campagna elettorale basata su un'aperta delegittimazione tra le due parti. Un ulteriore passo indietro, verso l'imbarbarimento del confronto politico, e un definitivo allontanamento dai modelli di normale democrazia bipolare, il cui presupposto è che tutti sono legittimati a governare. Qui invece l'incomunicabilità registrata con qualche preoccupazione dal Quirinale (e annotata con amarezza dal Capo dello Stato nella mail che aveva fatto seguire alla contestata firma del decreto) continua a produrre i suoi frutti avvelenati.

Avremo quindi sabato prossimo la prima manifestazione del centrosinistra in cui, cercando di salvaguardare (vedremo quanto) il ruolo del Presidente della Repubblica, Bersani e soci accuseranno Berlusconi di aver infranto le regole della democrazia usando il governo per cercare di salvare le liste del suo stesso partito. Accusa giustificata, va detto, quando il famigerato «decreto interpretativo» è stato varato. Ma assai meno ora che le due diverse magistrature di Milano e di Roma che si sono occupate di Formigoni e Polverini hanno dichiarato esplicitamente di prescinderne e ne hanno contemporaneamente certificato l'inutilità.

Allo stesso modo avremo il sabato successivo la seconda manifestazione del centrodestra, che ribalterà i giudizi di antidemocraticità sull'opposizione, accusandola, come ha fatto ieri Berlusconi, di voler correre senza avversari come ai tempi dell'Unione sovietica. Il bello è che con questi argomenti sperano di convincere un elettorato demotivato a tornare sulla strada delle urne. Non li sfiora neppure il dubbio che tutto quel che stanno facendo spinge un sacco di gente verso l'astensione.




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