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La piazza sottolinea i contrasti paralleli nei due schieramenti

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Massimo Franco
Tratto da Il Corriere della Sera dell'11 marzo 2010

Si avverte un impulso trasversale e quasi involontario a rendere le ultime settimane di campagna elettorale più nervose di quanto già siano.

Gli aspetti giuridici legati alle liste del centrodestra bocciate dalla magistratura sono archiviati: l’ultimo atto ci sarà sabato, con la pronuncia del Consiglio di Stato su quella del Pdl alla provincia di Roma. Ma la vicenda continua a spargere veleni. La concomitanza con la fiducia al Senato sul «legittimo impedimento», una legge per proteggere premier e ministri imputati per 18 mesi, contribuisce ad ingigantire fantasmi di minacce alla democrazia; e lacera la sinistra.

E questo mentre il Csm approva un documento contro il premier, accusandolo di avere denigrato e delegittimato la magistratura: un focolaio di conflitto istituzionale che rischia di arrivare fino a Giorgio Napolitano. Il risultato è che aumentano la confusione ed il rischio di provocazioni. Silvio Berlusconi che legge nove cartelle in conferenza-stampa per spiegare il pasticcio delle liste ed assolvere il Pdl già è inusuale. E la presenza di un free lance che lo interrompe fa riflettere. Non solo. La polemica un po’ lunare fra Pd e Idv sulla manifestazione di sabato, con Bersani ansioso di garantire che Di Pietro non attaccherà il Quirinale, svela tensioni annidate anche lì. Sembra che la situazione stia sfuggendo di mano; che prevalgano calcoli destinati a dividere gli schieramenti al loro interno. Sulla decisione berlusconiana di andare in piazza il 20 marzo pesa la voglia di mobilitare l’elettorato. E l’assenza di Gianfranco Fini è spiegata col suo ruolo di presidente della Camera; ma nel Pdl c’è malumore.

La stessa Lega conferma la competizione nel centrodestra. Umberto Bossi spiega che il 20 marzo i suoi saranno in piazza «se Berlusconi ce lo chiede»: insomma, si tratterà di un atto di lealtà. D’altronde, i lumbard si vogliono distinguere dagli alleati. La Padania ieri ha dedicato un articolo di lodi a Napolitano. Il quotidiano leghista vede in lui e in Bossi «due uomini che stanno tenendo dritta la barra». L’asse mette in ombra il rapporto fra Quirinale e palazzo Chigi; ed evidenzia le contraddizioni del Pd. Contestare Berlusconi insieme a Di Pietro significa manifestare con un alleato che bersaglia scientificamente il Quirinale. «Certo che sabato parlo dal palco. Il Pd lo sa e ne è felicissimo», conferma il leader dell’Idv, fingendo di ignorare l’inquietudine di Bersani. Di Pietro ha chiesto che il capo dello Stato non firmi la legge sul legittimo impedimento. In caso contrario, è pronto a scatenarsi di nuovo contro di lui. E l’incognita pesa come una bomba ad orologeria sui rapporti nell’opposizione.




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