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di Paolo Rodari
Tratto da Il Foglio del 9 marzo 2010
Roma. Monsignor Domenico Mogavero, siciliano, 63 anni, dal 2007 vescovo di Mazara del Vallo, è fatto così: quello che ha dentro lo tira fuori sempre e comunque.
E’ per questo, perché le cose le dice piuttosto che chiudersi a riccio come fanno molti suoi confratelli, che sale spesso agli onori delle cronache. Bollato come “vescovo di sinistra”, anti berlusconiano, a tratti addirittura no global. In realtà, Mogavero, non è nulla di tutto questo. E’ vero, una settimana fa ha attaccato sulla Radio vaticana il decreto che permette la riammissione delle liste del Pdl alle regionali in Lombardia e nel Lazio, ma come ha detto ieri sulle colonne del Corriere della Sera, di Repubblica, del Giornale e ai microfoni di Radio Capital (non c’è niente da fare: non riesce a non rispondere a tutti i giornalisti che lo interpellano) l’ha fatto perché ritiene sbagliata la metodologia del decreto e non per motivi di appartenenze politica.
Del resto, che a Mogavero non interessi schierarsi politicamente lo dicono i fatti. A cominciare da quel Centro mediterraneo di studi interculturali (Cemsi) che il vescovo di Mazara del Vallo, a sorpresa, non ha fondato con politici di sinistra ma col senatore del Pdl Antonio d’Alì. Poi c’è la querelle messa in campo qualche mese fa con il Roberto Maroni. Mogavero critica il ministro dell’Interno, reo di aver chiesto durezza e intransigenza nei confronti dei clandestini. I due duellano per qualche tempo a distanza, fino a quando Mogavero decide di invitare Maroni a Mazara per fargli fare un giro nel centro per gli immigrati della città. Maroni accetta e rimane talmente colpito da come il centro è strutturato, che più volte citerà Maraza come eccellenza a cui tutti devono riferirsi.
Mogavero è comunque voce ascoltata all’interno della Conferenza episcopale italiana. Non solo perché è stato per diverso tempo condirettore dell’ufficio nazionale per i problemi giuridici, ma anche perché ha un link diretto con monsignor Mariano Crociata, segretario della stessa Cei. Quando Mogavero arrivò a Mazara, infatti, Crociata era suo vescovo ausiliare. I due si stimano tanto che, quando la scorsa estate Mogavero criticò Silvio Berlusconi perché non dava risposte soddisfacenti in merito alle polemiche sulla sua vita privata, le uscite del presule non vennero tacitate. E addirittura, le sue posizioni Mogavero le espresse pure in un’intervista al Fatto: “Non si può invocare il consenso popolare – disse – per fondare la propria impunità”.
Infine il “caso Boffo”. Anche qui, Mogavero mostra coraggio. A inizio settembre chiede le dimissioni del direttore di Avvenire. Poi, durante l’assemblea generale dei vescovi ad Assisi, chiede davanti a tutti che il nome del successore di Dino Boffo venga discusso assieme. Infine, quando sale il sospetto che le accuse contro Boffo siano nate dall’interno stesso della chiesa (e da qui avvalorate) si dichiara “sconcertato”. “Siamo di fronte – dice – a un gesto immorale, un peccato”.