- Home
- Miradouro.it
- Ambiti
- Sezioni
- Argomenti
- Serie di articoli
- Contenuti speciali
- Links

Elogio della democrazia diretta, quando non è succube dell’ideologia
Tratto da Il Foglio del 9 marzo 2010
Ci sono molte cose per cui il pensiero politically correct si ritiene in dovere di detestare la Svizzera.
Perché non molla sul segreto bancario, favorendo gli evasori fiscali; perché molla sul segreto bancario, favorendo i profittatori di scudi fiscali; perché è gelosa di se stessa fino al sospetto di xenofobia; perché è troppo linda e ordinata. E soprattutto perché, con un recente referendum, ha messo fine all’invasione incipiente dei minareti tra le sue valli irte di campanili. La detestabilità della Svizzera per il pensiero politicamente corretto è appena corretta dalla sua secolare tradizione di democrazia diretta e dalla sua propensione per l’istituto referendario, totem di tutti i volenterosi paladini delle Leggi e delle Regole contro le vischiosità gelatinose dei sistemi politici.
Dopo il referendum sui minareti, ora i benpensanti avranno un nuovo motivo per disprezzare gli svizzeri: la loro scarsa adesione all’ideologia animalista. Domenica il 70 per cento dei partecipanti a una consultazione federale ha sonoramente bocciato un quesito che proponeva l’obbligo, per tutti i cantoni, di istituire un “patrocinatore legale” per difendere gli interessi degli animali nei procedimenti per maltrattamento. Tradotto nel linguaggio pop del Web: “L’avvocato di Fido”. Erano state raccolte 145 mila firme per estendere un istituto già esistente nel cantone di Zurigo, ma che il governo federale aveva giudicato superfluo, ritenendo le norme vigenti più che adatte. In effetti, nemmeno gli animalisti oltranzisti possono negare che la Svizzera abbia un’efficiente tradizione nel rispetto degli animali, così come dell’ambiente. Ma, disgraziatamente per loro, la Svizzera ha una altrettanto lunga tradizione di libertà politica e non ama le norme imposte dall’alto. Ha una tradizione di oculatezza economica, contraria a buttare soldi per un “avvocato dei cani”. E, purtroppo per i benpensanti, ha anche una tradizione di radicato e puro buon senso.