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Parla lo studioso Usa John O'Malley che ha scritto un volume sul Vaticano II lodato dal filosofo canadese Charles Taylor
di Lorenzo Fazzini
Tratto da Avvenire del 6 marzo 2010
Dal Concilio Vaticano II uscì la «lingua nuova» della Chiesa, assunta per comunicare meglio al mondo i sempiterni fondamenti della fede cattolica. Ne è convinto il gesuita John O’Malley, un frequentatore «doppio» dell’assise convocata da Giovanni XXIII. Tra il 1963 e il ’ 65 egli studiava a Roma e seguì i lavori conciliari. Una passione confluita negli studi (insegna alla Georgetown University di Washington) di storia della Chiesa, oggi condensati nel suo Cosa è successo nel Vaticano II.
Questo è pure il titolo alla giornata di studi che si terrà giovedì 11 marzo all’Università Cattolica di Milano. Quando uscì negli Usa, il «Wall Street Journal» definì «illuminante» il lavoro di O’Malley. Anche il grande filosofo Charles Taylor lodò il lavoro del gesuita yankee qualificandolo come «straordinario» perché capace di rendere «inadeguate» le «note contrapposizioni liberali/ conservatori per comprendere i conflitti che ebbero luogo nel Vaticano II».
O’Malley inserisce l’assemblea conciliare nel contesto ampio della long durée della storia della Chiesa e considera essenziali il ritorno alle fonti patristiche, bibliche e liturgiche nell’opera di aggiornamento.
Nel suo libro lei parla di «una rete di interconnessioni veramente notevole» che sottintende ai documenti del Vaticano II. In cosa consiste questa «rete» ?
«Riguarda un nuovo vocabolario. I documenti dell’assise conciliare presentano una novità linguistica che si applica a diverse questioni: basti pensare a parole come ' dialogo', ' collegialità', ' sviluppo', ' fratelli e sorelle', ' coscienza'. Chi critica il Concilio Vaticano II non ha preso in considerazione il suo nuovo alfabeto. In questo caso il linguaggio si staglia come una grande novità perché descrive e prescrive azioni nuove da parte della Chiesa».
Ad esempio?
«Il Concilio loda la natura umana come prima non avveniva; parla dell’ecumenismo in modo diverso dall’epoca precedente: fino al Concilio si diceva che bisognava stare distanti dai protestanti, il Concilio afferma invece che con loro vanno trovati punti di contatto».
Secondo lei il Vaticano II è «la più grande assemblea della storia universale». Un’immagine di Chiesa diversa da quella «assolutistica» che spesso passa sui media…
«Durante il Concilio la Chiesa ha dato l’immagine di un luogo e di una società aperti: questo è il cambiamento offerto ad extra dal Concilio. Nel documento sulla liturgia Sacrosanctum Concilium, ad esempio, si afferma che la Chiesa è attenta alle culture indigene dell’Africa e dell’Asia, che non vengono più considerate come superstizioni. Questo è un cambiamento radicale, ufficiale e solenne, di porsi rispetto al mondo. Inoltre, la Chiesa ha mostrato di sé l’immagine di non essere una società monolitica dove tutti la pensano allo stesso modo, ma un’istituzione in cui prende piede la diversità. Questa è una caratteristica centrale del cattolicesimo. Basti pensare al patriarca Maximos IV Saigh di Siria, che, sosteneva che il latino non è la lingua della Chiesa, ma solo di una porzione della Chiesa occidentale. E al Concilio nacque un dibattito che portò la Chiesa a fare scelte decisive di cambiamento anche sulla lingua liturgica.
Karl Rahner qualifica il Concilio come il momento di nascita della «Chiesa mondiale» dopo la Chiesa «giudaica» e i due millenni «ellenistici». La Chiesa odierna è mondiale?
«Domanda difficile. Penso che se si guarda all’Africa e all’Asia, si vedono alcuni adattamenti liturgici importanti perché si arrivi ad un cristianesimo ' africano' e ' asiatico'. Rahner ha fornito con questa frase un’immagine molto forte della Chiesa, ma oggi non possiamo ancora capire se sia vera. Siamo solo all’inizio dei cambiamenti operati dal Concilio, avvenuto solo 50 anni fa. Si possono notare alcune forme di cattolicesimo non occidentale che ha assunto caratteri indigeni».
Ultimamente si sono contrapposte due interpretazioni del Vaticano II: quella della «rottura» e quella della «riforma». Lei come vede la questione?
«Certamente è avvenuta una riforma. Solo i seguaci del vescovo Lefebvre pensano che sia avvenuta una rottura: per loro il Concilio Vaticano II ha costituito una radicale rottura e una distorsione della Tradizione al punto che lo considerano eretico. Ma nessuno storico o teologo che si rispetti, parlando del Vaticano II, pensa che abbia cambiato in qualche modo i fondamenti e la tradizione della Chiesa. Da storico, penso che questo problema della ' rottura' sia una falsa questione. Il Vaticano II ha mutato le priorità e il linguaggio della Chiesa: ora c’è una nuova coerenza nei dogmi e ciò implica una nuova visione paradigmatica nell’idea del cristiano rispetto al mondo. Lo si capisce rispetto all’islam».
Ovvero?
«Se si leggono i documenti ecclesiali pre- Concilio in cui si parla dell’islam, si noterà che si denunciano i fedeli musulmani come eterni nemici senza Dio. Il Concilio invece ha parole molto diverse e più ' aperte' sulla religione islamica».
John W. O’Malley
Cosa è successo nel Vaticano II
Vita & Pensiero Pagine 384. Euro 24,00