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Quando si usavano i notai questa cagnara non c'era

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di Marco Bertoncini
Tratto da Italia Oggi il 4 marzo 2010

Come mai c'è tanta diffusa superficialità (lasciamo stare i brogli) nella raccolta di firme per le candidature?

Il punto dolente sta nell'estensione della facoltà di autenticare le sottoscrizioni. Quando soltanto i notai e poche altre, ristrette categorie potevano autenticare, di rado avvenivano errori. C'era controllo. Poi, è partita la sbracatura, culminata nella concessione di autenticare rilasciata, per legge, a tutti i consiglieri provinciali e comunali e perfino ai presidenti e vice dei consigli circoscrizionali. Che cos'è, in concreto, successo? Che le firme si sono raccolte, diciamo così, in allegria. La presenza fisica dell'autenticatore al momento della sottoscrizione è divenuta un di più. Curiosamente, molte firme sono apposte l'una appresso l'altra con calligrafia simile. Addirittura è successo che i sottoscrittori si susseguissero pagine su pagine in rigoroso ordine alfabetico, come se la gente andasse a firmare secondo il proprio cognome, dalla a alla zeta. Càpita perfino (caso recente, in un comune veneto tre firmatari in un colpo) che a sottoscrivere una lista siano persone morte. Gli addetti ai lavori sanno che ci sono riserve di firmatari di precedenti elezioni da riciclare se opportuno. Firme apposte in bianco sono completate all'ultimo istante con simboli, liste, candidati. Tanti pasticci spiegano il ricorso a depenalizzazioni di reati elettorali, all'evidenza diffusi. Naturalmente la facoltà di autenticare le firme concessa a esponenti di partito, quali sono decine di migliaia di consiglieri negli enti locali, si traduce in abusi. Si spiega così quel che giustamente lamentano i radicali: le firme si raccolgono senza l'esistenza di liste chiuse, mentre solo in un secondo momento si regolarizzano i fogli delle sottoscrizioni. Quanto alla possibilità d'inserire nomi in extremis, di cancellarne altri, di presentare liste collegate, tutto rientra in una supposta legalità formale, perché nemmeno ripetute denunce in sede penale sono mai riuscite ad avere esiti concreti. Al più, ci sono state conseguenze per alcuni elettori (sbadati?) che avevano sottoscritto più liste concorrenti per la medesima elezione. Il richiamo alla legalità sostanziale ha fondamento. Però si scontra con consolidate esigenze delle segreterie locali e nazionali dei partiti, che vogliono fare e disfare le liste fino all'ultimo secondo e hanno necessità di evitare intralci legati alle autentiche delle firme. Chiedere ai partiti di riportare correttezza è come chiedere a essi di sopprimere il finanziamento pubblico, pudicamente mascherato da rimborso elettorale. Nessuno spontaneamente si danneggia da sé.




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